Appena quattro giorni fa l’Organizzazione mondiale della sanità spiegava che era “ancora troppo presto per dichiarare un’emergenza sanitaria globale”. Ma ora le cose sono cambiate e parla di “rischio globale elevato“, ammettendo così un errore nei suoi rapporti precedenti. Solo nelle ultime 24 ore si sono registrati 769 nuovi casi: il numero totale dei decessi è salito a 81, con 2835 contagiati. Sessanta i casi fuori dalla Cina, in 16 diversi Paesi.

Pechino intanto registra la prima vittima nella capitale: è un uomo di 50 anni che l’8 gennaio scorso si era recato a Wuhan. Diversi Paesi stanno organizzando il rimpatrio dei propri cittadini dalla città-focolaio, mentre il governo ha posticipato il rientro dalle festività per il Capodanno, per consentire alle persone di restare a casa fino al 2 febbraio. Lo stesso giorno in cui verrà consegnato il nuovo ospedale di Huoshenshan, a Wuhan, che avrà una capacità compresa tra i 700 e i 1.000 posti letto. Le autorità avevano garantito che sarebbe stato costruito in dieci giorni: dopo 16 ore di lavori è stato ultimato il primo edificio della struttura, ordinata nei giorni scorsi per ospitare i pazienti affetti dal nuovo coronavirus. Ma non sarà l’unico: il 5 febbraio verrà infatti aperta un’altra struttura a Leishenshan, con una capienza dai 1.300 ai 1.500 posti. “Dobbiamo usare ogni mezzo possibile per ammettere tutti i pazienti”, ha detto il premier cinese, Li Keqiang, in visita nella città focolaio dell’epidemia. Il premier ha inoltre sollecitato nuovi sforzi per tutelare gli operai edili da possibili infezioni. Atteso l’arrivo di 1600 medici per far fronte all’emergenza sanitaria.

Francia e Germania rimpatriano i propri cittadini – La Francia sta organizzando l’evacuazione dei cittadini che vivono o lavorano a Wuhan e ha aggiunto che al ritorno resteranno in quarantena. Anche la Germania che ha dichiarato di avere tutti gli strumenti per “riconoscere eventuali casi di infezione, isolarli e trattarli”, sta valutando se richiamare 19 connazionali presenti nella città cinese. Allo stesso modo, il Giappone è pronto a inviare un aereo charter a Wuhan, per consentire ai cittadini nipponici di rientrare in patria. Tokyo già nel fine settimana aveva iniziato a fare una stima dei residenti giapponesi a Wuhan, riuscendo a contattare 430 dei poco più dei 700 cittadini.

“Primo contagio senza essere stato in Cina” – Non si tratta di una infezione importata ma un caso di una trasmissione da uomo a uomo all’interno di una famiglia quello di un paziente vietnamita contagiato dal Coronavirus. Da quello che riporta Oms, “il paziente non aveva precedenti di viaggio nel gigante asiatico, ma era in contatto con una persona con infezione da nuovo coronavirus confermata”. La trasmissione uomo-uomo è avvenuta con il padre, appena rientrato da Wuhan. Salgono a 5, invece, i casi confermati a Taiwan. Cinque casi confermati anche in Australia, l’ultimo quello di un giovane di 21 anni rientrato da giovedì scorso da Wuhan. Negativa invece al coronavirus l’assistente di volo da sabato sera in ospedale a Vienna: ora si attendono i risultati del test su un secondo caso sospetto, una donna di origini cinesi. Potrebbe esserci stato un primo caso anche in Africa: le autorità della Costa d’Avorio stanno effettuando controlli su uno studente ivoriano di rientro da Pechino che, se confermato, sarebbe il primo nel continente. Due casi accertati negli Usa, mentre Trump scrive via Twitter di avere “offerto alla Cina e al presidente Xi qualsiasi aiuto possa essere necessario”. Un contagio registrato anche in Sri Lanka.

Cina rinvia i giochi d’Inverno, 50 milioni di persone bloccate – Non solo Pechino, altri Paesi hanno adottato misure precauzionali: la Mongolia ha deciso di chiudere i valichi di confine con la Cina e ordinato il rientro di 31 studenti da Wuhan. Secondo l’agenzia stampa Montsame, è vietato il “passaggio sia di auto che di pedoni e, come misura precauzionale, asili, scuole e università resteranno chiuse fino a domenica prossima”. Non solo: a causa del virus, la Cina ha rinviato i Giochi Nazionali d’inverno 2020, una competizione sportiva che doveva svolgersi a febbraio nella Mongolia interna e doveva essere un test in vista delle Olimpiadi invernali del 2022 a Pechino. Resta confermato, tuttavia, che in Mongolia non sono stati registrati casi di contagio. Dopo la Mongolia, anche Hong Kong ha annunciato che vieterà l’ingresso ai visitatori nella provincia di Hubei. Intanto 50 milioni di persone sono coinvolte nel blocco collegamenti aerei, ferroviari e di autobus sono stati sospesi a Wuhan. Come parte delle misure adottate per contenere l’epidemia, Pechino ha posticipato il rientro dalle ferie per i festeggiamenti di Capodanno: i cittadini cinesi sarebbero dovuti tornare a lavorare venerdì 31 gennaio dopo sette giorni di vacanza,invece staranno a casa fino al 2 febbraio. “Questa misura è stata presa per ridurre gli assembramenti e fermare la diffusione dell’epidemia”, ha spiegato il governo cinese.

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