Matteo Renzi si è messo di traverso ancora una volta sulla prescrizione, ma nel day after dell’ultimo vertice sulla giustizia il presidente del consiglio sostiene di aver registrato un “clima molto positivo”. “Ieri per due ore si è ragionato intorno a un tavolo di riforma di processo penale. Il clima è stato molto buono. Ci sono stati ulteriori accorgimenti per rendere più spediti i processi penali e valutare le implicazioni di riforma sulla norma della prescrizione che va inquadrata nel tutto. Comunque Torneremo a incontrarci, il clima è molto positivo”, ha spiegato Giuseppe Conte a Rtl. Toni completamente diversi da quelli usati da Renzi, che ieri sera – a vertice in corso – si è messo ancora di traverso sullo stop alla prescrizione, anche nella sua nuova versione prevista dal ‘lodo Conte‘, cioè la mediazione trovata dallo stesso premier, che distingue tra condannati e assolti in primo grado. “È incostituzionale“, ha detto il leader di Italia viva. “La proposta sulla prescrizione non è incostituzionale, come fanno a dirlo?”, ha replicato il premier.

Sul tavolo delle riforme del governo c’è anche la revoca delle concessioni a società Autostrade. “Non posso fare illazioni prima che si chiuda un procedimento tecnico giuridico molto solido, quando l’avremo completato voglio che tutti i ministri condividano la grande responsabilità che assumeremo. Sono emerse gravi inadempienze, sulla manutenzione, è questo è un fatto. Ma la decisione finale deve ancora venire”, ha spiegato il presidente del consiglio. Sul futuro Conte ha ribadito l’intenzione di aggredire “l’Irpef in modo complessivo e sistematico, a favore dei ceti meno agiati, quelli medio-bassi”, mentre le misure per il contrasto dell’evasione fiscale “saranno determinanti”. E a chi gli chiede se sia contro le partite Iva il premier replica secco: “Fesserie”.

Durante la sua intervista, l’inquilino di Palazzo Chigi ha risposto anche a una domanda su Luigi Di Maio, che secondo diversi rumors dovrebbe ufficializzare oggi il passo indietro da capo politico del Movimento. “A parte che non mi piace commentare le indiscrezioni credo che Di Maio sia stato tirato per la giacchetta in questi giorni. Aspettiamo che lui assuma iniziative in questa direzione e poi commenterò”, ha detto il premier. Di Maio incontrerà oggi i ministri M5s e potrebbe ufficializzare il passo indietro. “Se questa fosse la sua decisione – prosegue Conte – lo rispetterò. Se dovesse maturare questa decisione, lo farà col massimo senso di responsabilità. E sicuramente mi dispiacerà sul piano personale“.

Domenica si vota regionali di domenica in Emilia Romagna e Calabria e il presiidente ha sottolineato che “sono due appuntamenti elettorali importanti, due regioni che hanno rilievo anche nell’economia complessiva del Paese, non possiamo sottovalutare questo voto ma dire che è un voto sul governo è sbagliato“. Insomma: se la Lega dovesse prendere la più rossa di tutte le regioni, l’esecutivo rimarrebbe in carica. “Non credo – ha aggiunto – che possa arrivare un effetto di fibrillazione sul governo dalle prossime regionali”, ha continuato Conte. Che sul futuro ha ripetuto di non pensare alla creazione di un suo partito: “Un mio partito? Non ci penso affatto. Non ho velleità, sarebbe profondamente sbagliato, potrebbe distrarmi da quello che sto facendo. Non lo consentirò mai. Ho culto del dovere, questo è il più alto incarico avuto nella mia vita”.

Un passaggio è stato dedicato anche alla questione della Gregoretti: “Ho già chiarito i fatti. La presidenza del Consiglio è stata coinvolta nella distribuzione di migranti. La decisione su se, come e a quali condizioni sbarcare era di Salvini in qualità di ministro dell’Interno. Mi sembra evidente che il ministro dell’Interno ne abbia fatto una battaglia politica, anche in modo strumentale”. Il presidente ha spiegato che sulla vicenda conosce “i fatti, se mai verrò chiamato in sede istituzionale a riferire sono disponibile a farlo. Ho già chiarito i fatti”. Secondo il premier “la vicenda Gregoretti è specifica rispetto alla Diciotti perchè era una nave italiana che cadeva sotto il dl sicurezza bis voluto da Salvini per rafforzare competenze del Viminale”. Sulla decisione del leader della Lega di farsi mandare a processo Conte non si “permette di sindacare le loro strategie difensive. Lascio ai singoli componenti della Giunta la decisione”.

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