Il Tar del Lazio congela l’addio di Roberto Rossi dal vertice della procura di Arezzo. Il magistrato, che aveva impugnato il provvedimento con cui il Csm non gli ha confermato l’incarico, ha ottenuto la sospensiva della delibera con la quale è stato bandito, dallo stesso Csm, il concorso per la nomina del nuovo procuratore di Arezzo. La decisione sul merito sarà presa dal Tar nel mese di giugno. Il ricorso al Tar del Lazio era stato presentato dal pm prima di Natale. Secondo la delibera votata dal Csm lo scorso 24 ottobre, relatore Piercamillo Davigo, Rossi avrebbe compromesso “il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti”, almeno “sotto il profilo dell’immagine”.

In pratica, a Rossi si contestava di aver proseguito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, conferitogli con il governo Letta e confermato dal successivo esecutivo guidato da Matteo Renzi, anche dopo l’apertura dell’indagine su Banca Etruria del cui consiglio di amministrazione faceva parte Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi.

Rossi, ancora in forza alla procura di Arezzo, ha sempre sottolineato che il suo incarico di consulenza presso la residenza del Consiglio era finito nel 2015, mentre le indagini sul crac dell’istituto di credito aretino sono partite dal 2016, in seguito alla dichiarazione di insolvenza. Palazzo dei Marescialli si costituirà contro il ricorso al Tar del Lazio del magistrato. Ieri il plenum ha approvato due diverse delibere con le quali dà mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi in giudizio. Le delibere sono passate a maggioranza con l’astensione dei togati di Unicost Concetta Grillo e Michele Ciambellini e del laico di Forza Italia Michele Cerabona

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