Il presidente Rohani aveva assicurato che sarebbero stati puniti i responsabili dopo avere accertato che il Boeing della Ukranian Airlines era stato abbattuto da un missile a Teheran, uccidendo 176 passeggeri. E adesso sono arrivati i primi arresti: il portavoce della magistratura iraniana, Gholamhossein Esmaili, non ha però indicato né il numero esatto delle persone finite in manette, né la loro identità. Quello che è noto invece, sono gli arresti avvenuti dopo le manifestazioni di sabato, dove centinaia di studenti sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni dell’ayatollah Ali Khamenei, comandante supremo delle forze armate, dopo la conferma dell’abbattimento del Boeing: trenta persone sono finite in manette. E proprio la guida suprema, dopo 8 anni, pronuncerà questa settimana il sermone durante la preghiera islamica del venerdì a Teheran: il suo intervento avviene solo in momenti ritenuti critici per la Repubblica islamica.

Una tragedia, quella dell’aereo, che per il primo ministro canadese Justin Trudeau deriva dalla recente escalation di tensione nella regione. È stata innescata dalla morte del generale Soleimani, voluta da Trump: un atto che al quale Teheran ha reagito col lancio di missili sulle basi americane in Iraq. E proprio un razzo lanciato per sbaglio è andato a colpire l’aereo. “Se non ci fosse stata un’escalation di recente nella regione, quei canadesi sarebbero ora a casa con le loro famiglie. Ciò accade quando si hanno conflitti e la guerra. Gli innocenti ne sopportano il peso”, ha dichiarato Trudeau a Global News Television. Il primo ministro, che si è confrontato con Trump, ha specificato che “ovviamente” avrebbe gradito un avvertimento prima che il presidente americano ordinasse l’uccisione di Soleimani, considerato un martire in Iran. Un attacco che il Pentagono ha smentito derivasse da una minaccia imminente per gli Stati Uniti.

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