In attesa che il ministro dell’Interno decida se sciogliere per mafia il comune di Eraclea, travolto all’inizio del 2019 da una inchiesta anti camorra, in Veneto si sta per cominciare la prima stagione dei processi alle cosche. Un caso senza precedenti, più di un centinaio di persone che devono partecipare a tre udienze preliminari. Non accadeva dai tempi del maxi processo alla Mala del Brenta di Felice Maniero a cui venne poi riconosciuta l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Che il Veneto non fosse più indenne da infiltrazioni di camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra, era noto da tempo a investigatori e inquirenti. Ma questo dato sarà visibile a tutti quando i cancellieri faranno l’appello, nell’arco di due settimane, di 135 imputati in attesa di sapere se saranno rinviati a giudizio.

Camorra in Veneto Orientale – L’appuntamento più importante per numero di reati e persone coinvolte, è previsto in aula bunker a Mestre dall’8 gennaio. Sono 76 gli imputati convocati dal giudice per l’udienza preliminare Andrea Battistuzzi per l’inchiesta che ruota attorno all’organizzazione di stampo camorristico che a Eraclea aveva come capo il boss Luciano Donadio. Sono 37 le persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso. Il gruppo è stato battezzato “casalesi di Eraclea”. Impressiona l’elenco dei reati: usura, estorsioni, rapine, truffe, illeciti fiscali, droga e armi. Gli arresti sono stati 50, di cui 47 in carcere e tre ai domiciliari. Il numero di indagati aveva raggiunto quota 82, poi si è ridotto a 76. A sostenere l’accusa sono i sostituti procuratori antimafia Roberto Terzo e Federica Baccaglini.

Comuni infiltrati – L’organizzazione ha dimostrato una notevole capacità di infiltrarsi nelle attività comunali. Il sindaco Mirco Mestre è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio con i personaggi in odore di Camorra, mentre il suo predecessore Graziano Teso è stato indagato. Per questo è stata nominata una commissione d’indagine che un paio di mesi fa ha presentato una relazione al prefetto di Venezia, adombrando lo scioglimento del comune per mafia. A metà dicembre il prefetto Vittorio Zappalorto ha spedito le sue conclusioni al ministro dell’Interno. L’esito è ancora top secret, ma la censura non dev’essere stata tenera, se qualche giorno fa, intervistato dalla Rai, il prefetto ha dichiarato: “Per tanti anni queste persone hanno fatto il brutto e cattivo tempo in quel territorio, senza aver mai suscitato una reazione da parte della popolazione”. Non è una questione che riguarda solo Eraclea. “In quella zona ci sono interessi economici fortissimi. Penso a Caorle, a Jesolo e ad altre realtà che vanno indagate perchè questo non succeda più”.

‘Ndrangheta a Verona – Nel capoluogo scaligero, il 9 gennaio comincia, di fronte al gup David Calabria, il procedimento a sei componenti della famiglia calabrese Multari, che da molti anni si è trasferita in provincia di Verona. In particolare, sono sei le persone imputate di estorsioni in serie, con l’aggravante dell’intimidazione mafiosa. Tra le ipotesi di reato anche violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia e tentata frode processuale.

Cosca Camaleonte – Il terzo appuntamento è previsto per il 23 gennaio, ancora in aula bunker a Mestre, dove il gup Francesca Zancan comincerà ad esaminare le posizioni di 53 imputati. Sono finiti nella rete dell’operazione Camaleonte, con i primi arresti eseguiti lo scorso mese di marzo, che hanno però avuto alcuni seguiti anche di recente. Nel mirino dei carabinieri, un’organizzazione riferibile alla ‘ndrangheta, che farebbe capo alla cosca cutrese Grande Aracri e alla famiglia Bolognino. L’inchiesta è in parte una derivazione dell’operazione Aemilia che a Bologna ha smantellato una rete criminale che controllava affari e attività illecite in Emilia Romagna. Dall’operazione Camaleonte emerge una serie di estorsioni e violenze in ambito economico messe a segno da una associazione dedita a commettere reati fiscali e riciclaggio. Tra i complici, anche imprenditori veneti al di sopra di ogni sospetto, che venivano lautamente pagati per prestarsi al riciclaggio di fiumi di denaro provenienti dalla Calabria.

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