Il suicidio di un amico amato. Amato dopo una notte di sesso mal riuscita, amato nonostante l’invadenza delle sue tante mogli e fidanzate, amato da amica, o da musa, o quello che è. Ritrovarsi con un cane in casa. Un grande cane. Una piccola casa. Il cane di lui: impossibile abbandonarlo. Le sue tre mogli non hanno intenzione di tenerlo e nessuno vorrebbe mai accollarsi un “tale ingombro”. È su queste basi che si snoda la trama de L’Amico Fedele di Sigrid Nunez. Secondo il Guardian “una lettura obbligatoria da una delle migliori penne del momento”. E come dare torto al quotidiano britannico? L’Amico Fedele ha vinto pure il National Book Award. Non che i premi siano sempre sinonimo di bellezza dell’opera. Ma la lettura di questo romanzo fugge veloce come uno scoiattolo a Central Park. O almeno, questo è questo che ci piace immaginare: da quando pure gli scoiattoli rimangono immobili a farsi fotografare, i dubbi su come abbiamo ridotto il nostro rapporto col mondo animale sono sempre più leciti.

Proprio di rapporto tra uomo, anzi donna, e cane, parla L’Amore Fedele. Un escamotage per parlare anche di altri tipi d’amore: quello ‘di letto’, quello sentimentale, quello amicale. E non per ultimo, l’amore per la scrittura. Un alano arlecchino, eredità del professore suicida per la sua allieva e migliore amica, si ritrova a vivere nel piccolo appartamento di lei. È triste, anzi inconsolabile. Difficile capirne il motivo, difficile capirlo in generale (“Come facciamo a capire i nostri animali?” è una domanda che gira intorno al romanzo). Poi arriva la svolta: lei inizia a leggere e lui, il cane, sembra ascoltarla. Legge Rilke, per l’esattezza. Che amava i cani, li osservava attentamente e condivideva una illimitata comunanza con loro. E in quel momento l’alano arlecchino, Apollo all’anagrafe canina, si ridesta. Come se fosse abituato a sentire leggere qualcuno. “Forse Apollo è un genio canino che ha intuito qualcosa riguardo a me e ai libri – scrive Nunez – Forse capisce che, quando non mi sento in gran forma, smarrirmi in un libro è la cosa migliore che io sappia fare. Se, come dimostrano gli studi, il naso di un cane è in grado di individuare il cancro, non sarebbe sorprendente se potesse individuare cambiamenti causati dallo stress o dall’esperienza di uno stimolo mentale e del piacere“.

Domande e citazioni affollano la testa della protagonista nel percorrere una via che punta a salvarla dal dolore per l’amico amato e perduto e a farle capire qualcosa di più sulla vita, sui cani e sulla scrittura. In questo romanzo, dove tutto è vero per metà e la sorpresa che ci aspetta sul finale arriva, “due solitudini si custodiscono, delimitano e salutano e vicenda“. Che poi è la definizione dell’amore secondo Rilke. Il grande amore, stavolta per un cane. “Io credo che l’intensità della compassione che si prova per un animale sia collegata al modo in cui suscita la compassione per se stessi. Sono convinta che, per tutta la vita, conserviamo un vivo ricordo dei primi momenti della nostra esistenza, un’epoca in cui eravamo tanto animali quanto umani, con le soverchianti sensazioni d’impotenza e di vulnerabilità e di silenziosa paura. L’innocenza è qualcosa attraverso cui noi esseri umani passiamo lasciandocela alle spalle senza potervi fare ritorno. Ma gli animali vivono e muoiono in questa condizione“. Per questo li amiamo tanto? Le risposte, se volete, cercatele nel libro. Intanto, chi ha intenzione di rompere le balle con botti e spari per festeggiare il nuovo anno, noti bene che questa cosa è pericolosa per gli animali. E fa incazzare i loro padroni. Andate a far esplodere petardi nel deserto. Buon anno.

Articolo Precedente

Bruegel osservava la realtà da un punto di vista speciale. Perché sono le piccole cose a essere grandi

next
Articolo Successivo

Concerto di Capodanno di Vienna, dopo 74 anni il direttore cambia la marcia di Radetzky: ecco cosa c’è di diverso e perché

next