Resistenza. È il filo conduttore del documentario #Liguria, il quarto della serie Italia.Doc (dopo #Sardegna, #Lombardia e #Toscana) realizzato da Loft Produzioni e firmato da Matteo Billi, Pietro Barabino e Ferruccio Sansa, disponibile in esclusiva su www.iloft.it e su app Loft. Perché, come direbbe Fabrizio De Andrè, i liguri hanno sempre vissuto in direzione ‘ostinata e contraria’. È il destino di chi sta con il mare in fronte e i monti alle spalle. Così la gente di Liguria, diceva Italo Calvino, è sempre al confine tra desiderio di partire e bisogno di radici, tra apertura al mondo e chiusura in se stessi.

Ecco allora un documentario che racconta la Liguria di oggi senza filtri, con le parole dei suoi protagonisti. E non si poteva che partire dal mare, quello scuro del porto. Sono i camalli a raccontare l’altra Genova, città fatta di moli e non di strade. Il porto che è una delle più grandi industrie d’Italia, ma oggi soffre la concorrenza spietata dell’Oriente. Tra i moli si difende l’identità di Genova: lavoro, solidarietà, partecipazione. Resistenza, appunto. La stessa di Emmanuel Diaz, fratello di Henry, morto nel crollo del Morandi. Emmanuel viene dalla Colombia, è uno dei nuovi liguri. Ha deciso di restare a Genova perché “la vita e il destino hanno deciso di tenermi qui”.

Come gli operatori di San Marcellino che nel centro storico ogni giorno aprono la porta a persone sole, disperate, semplicemente povere. Tra i vicoli dove ogni notte si accendeva la luce della finestre di don Andrea Gallo – siamo stati anche lì, nella Comunità di San Benedetto – e dove da ragazzo camminava De Andrè. Quella che il poeta Giorgio Caproni raccontava così: “Genova di sentina/ Di lavatoio. Latrina/Genova di petroliera,/struggimento, scogliera”.

Genova, ma non solo. Ecco le Cinque Terre, così appese sugli scogli per resistere alle onde, ma anche alle colline che si sgretolano a ogni alluvione. Qui dove si tenta di immaginare un turismo che rispetti l’ambiente e non ceda al cemento. Quella tentazione che ha contaminato un po’ tutti: da destra a sinistra. E che ha permesso alla ‘ndrangheta di mettere radici nel Ponente ligure, tra Savona e Imperia. Ma qualcuno anche qui resiste, come Rolando Fazzari che arrivato dalla Calabria ha perso tutto – l’impresa, il figlio – pur di non farsi arruolare dalle mafie. Resistente.

E resistono gli ultimi abitanti dell’entroterra. Perché la Liguria è mare, ma ha origini anche nei monti, come Cristoforo Colombo che veniva dalle valli alle spalle del mare. Quei paesi dove oggi gli abitanti si contano sulle dita di una mano e non ci sono più bambini, né scuole, né medici. Ma qualcuno resta, ostinato e contrario.

Già, quel contrasto, quello stridore di pensieri e sentimenti da cui nascono poesia, musica, perfino comicità. Poche terre hanno dato quanto la Liguria: da Eugenio Montale a Camillo Sbarbaro, da De Andrè a Ivano Fossati. E poi Beppe Grillo e Maurizio Crozza. Fino ad Andrea Ceccon, ai Pirati dei Caruggi, che continuano quella scuola che sa ridere, magari a denti stretti, ma di se stessi.

Anche questa è resistenza. E non si poteva che arrivare a Savona, nella casa di Sandro Pertini. Qui si finisce o forse si ricomincia, mentre la Liguria ricostruisce il ponte e la propria identità. In questa terra medaglia d’oro alla Resistenza che oggi vota a destra, multa i clochard. E deve decidere cos’è.

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