Quando tutto finì negli occhi delle persone rimase lo scheletro bruciato di un autobus. Oggi il film di quanto accaduto il 20 marzo scorso, quando un autista sequestrò il mezzo con a bordo studenti e insegnanti e gli diede fuoco, è arrivato nelle aule del Tribunale di Milano nelle parole di chi c’era. La collaboratrice scolastica, che era sul mezzo, ha ricordato le prime parole Ousseynou Sy, accusato di strage aggravata. “Adesso vi farò fare un bel viaggetto e da qua non uscirete più”. La donna ha raccontato tutte le fasi di quella situazione “irreale” che ha vissuto assieme agli insegnanti e agli alunni, chiarendo che il senegalese aveva “sempre in mano un coltello“, ma “io ho visto che aveva anche una pistola”. E ancora: “Sentivo che brontolava tra sé stesso sempre, diceva di bambini morti in mare e ripeteva sempre quella parola ‘Linate'”. Per i pm avrebbe voluto arrivare sulla pista dell’aeroporto. “Mi sono vista la morte addosso – ha spiegato la teste – ho visto il fumo, le fiamme, ho sentito poi il bus esplodere”. Ha detto di aver chiesto spiegazioni del gesto a Sy, mentre lui dirottava il pullman, “ma non mi rispondeva”.

Quella mattina i bambini dovevano essere semplicemente portati dalla palestra esterna all’istituto fino allo loro scuola media, la Vailati di Crema (Cremona), dal pullman guidato da Ousseynou Sy, autista che altre volte li aveva accompagnati. “Prima – ha raccontato la bidella – aveva sempre fatto il suo lavoro, era educato, c’era rispetto tra noi, non avrei mai sospettato una cosa del genere, non aveva mai avuto comportamenti strani coi bambini”. La collaboratrice scolastica ha spiegato anche che, quando erano sul bus dirottato, lei ha cercato “un dialogo con lui, gli ho detto ‘ma cosa stai facendo? Son tutti bambini, io sono una mamma’”. In quel viaggio “irreale” uno dei ragazzini, Adam, riuscì a dare la localizzazione esatta ai carabinieri segnalando dove si trovava il pullman, mentre un altro, Ramy, fingendo di pregare in arabo, aveva invece dato l’allarme al padre, sempre per telefono. In un video, recuperato dagli inquirenti, Sy prima di tentare di compiere quella strage aveva detto: “Viva il panafricanesimo, combattiamo i governi corrotti e critichiamo la politica europea che sfrutta l’Africa”. La donna ha raccontato ancora di essere stata salvata da un carabiniere, “scaraventata sull’asfalto” mentre poco dopo il bus sarebbe esploso. E di aver riportato “lesioni alla schiena”. E proprio uno dei militari dell’Arma ha testimoniato quei minuti di terrore: “Aveva un accendino in mano e gridava ‘spostatevi o do fuoco a tutto il pullman’. Abbiamo iniziato a spaccare i vetri per far uscire i bambini, i bambini uscivano e iniziavano anche a divampare le fiamme”.

Il carabiniere, davanti alla Corte d’Assise di Milano e rispondendo alle domande del pm Luca Poniz, ha raccontato che “per primo un bambino cercò di passare per uscire ma rimase bloccato, a quel punto io e un collega abbiamo spaccato i vetri e i bimbi sono riusciti a uscire. Ho visto quell’accendino e prima ho visto che aveva anche un coltello, sono stati momenti davvero concitati”. E poi ancora: “Il pullman ha preso fuoco molto rapidamente e quindi la nostra paura è che ci fosse qualcuno all’interno. Iniziammo a spaccare i vetri e a far uscire i bambini, i bambini uscivano e intanto divampavano le fiamme”. Anche un’altra collega, intervenuta per salvare gli alunni, ha confermato di aver visto Sy con in mano l’accendino testimoniando in un’udienza, quella di oggi, tutta dedicata alla ricostruzione da parte di investigatori e testimoni di quanto avvenne quella mattina. Stando a quanto ricostruito dalla Procura, Sy sarebbe voluto arrivare fino a Linate per fare una strage sulla pista dell’aeroporto, per condizionare la politica in materia di immigrazione e “intimidire la popolazione“. Tra le altre accuse contestate a Sy, oltre alla strage, anche il sequestro di persona aggravato, incendio, resistenza e lesioni ai danni di 17 bambini, non solo per ferite ma anche per traumi da “stress” e psichici da “violenza emotiva”.

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