Astaldi non ha comunicato ufficialmente nulla sulla situazione seguita alle perquisizioni del 30 ottobre da parte della Procura di Roma. La Consob per ora non ha ritenuto di chiedere ufficialmente alla società di fare comunicazioni precise sul caso. Il presidente Paolo Savona e il commissario Giuseppe Maria Berruti, contattati dal Fatto, non vogliono rilasciare dichiarazioni sul tema. Mentre fonti vicine ad Astaldi, contattate dal Fatto, sostengono che la società non ha ricevuto comunicazioni ufficiali da parte dell’attestatore nominato da Astaldi, Corrado Gatti, né da parte dei commissari giudiziali (Stefano Ambrosini e Francesco Rocchi) dopo le perquisizioni a carico dei tre indagati e di non essere stata chiamata ufficialmente a farne da parte della Consob.

Certo la situazione del secondo gruppo di costruzioni italiano è al centro dell’attenzione degli uffici della Vigilanza dei mercati, certo il segretario generale, il consigliere di Stato Carlo Deodato, sta studiando la questione. Ma al momento nulla è stato pubblicato sul sito di Astaldi ne richiesto in via ufficiale da Consob.

Così il caso Astaldi somiglia per ora a un sottomarino. Grande ma invisibile. Dopo le perquisizioni del 30 ottobre scorso nessun giornale per 8 giorni ha pubblicato una riga. Né sul sequestro dei telefoni né sugli interrogatori nei confronti dei due commissari indagati per corruzione in atti giudiziari (Francesco Rocchi e Stefano Ambrosini) e del terzo indagato per quel reato: l’asseveratore Corrado Gatti. Francesco Rocchi ha dato le dimissioni praticamente subito non ad Astaldi, ma a chi l’ha nominato: il Tribunale Fallimentare. Ambrosini ha ritenuto di non fare un passo indietro. Nessuno ha informato Astaldi e quindi nessuno ha informato il mercato.

Nessuno ha saputo nulla a parte i giudici, i pm e i magistrati. Gli azionisti, gli obbligazionisti, i creditori di un società quotata e in più in concordato preventivo sotto il tribunale di Roma, sono stati informati praticamente dal Fatto Quotidiano.

I decreti dei pm di Roma che dispongono il sequestro dei cellulari dei tre indagati si compongono di 17 pagine ciascuno e sono ben motivati. Contengono anche stralci delle conversazioni intercettate più importanti. Non risulta che siano stati acquisiti formalmente dal Tribunale Fallimentare. Forse per questo i giudici della sezione Fallimentare che sovrintendono alla procedura Astaldi non hanno comunicato nulla alla società e alla Consob. O forse nulla erano tenuti a comunicare. Fatto sta che così nulla si è saputo dell’indagine penale e delle dimissioni di Rocchi fino agli articoli del nostro giornale. Sul sito di Astaldi non è apparsa nessuna notizia. Ugualmente nessuna comunicazione ufficiale è giunta da parte del Tribunale di Roma, né dall’organo commissariale di Astaldi in Concordato Preventivo che ricade sotto l’autorità del giudice delegato Angela Coluccio e del presidente della sezione Antonino La Malfa.

Stranamente gli unici a mettere nero su bianco i fatti contestati sono stati i pm e i giornalisti. Il silenzio delle altre istituzioni e di Astaldi non si è incrinato nemmeno quando Il Fatto Quotidiano ha riportato, sabato 9 novembre sul quotidiano in edicola, una sintesi delle motivazioni delle dimissioni da parte di Francesco Rocchi: “I miei comportamenti sono stati sempre improntati all’assoluto rispetto delle norme che regolano la condotta del Commissario Giudiziale. Sono certo di poterne dare piena evidenza e darò la mia più piena collaborazione agli inquirenti, affinché gli accertamenti siano i più rapidi possibile. Nel frattempo ho ritenuto non solo opportuno, ma doveroso secondo i miei principi etici, morali e professionali rassegnare con tempestività le mie dimissioni quale Commissario Giudiziale al fine di non creare alcun potenziale pregiudizio o ostacolare in alcun modo il regolare andamento della procedura concordataria, al cui buon esito è legata la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro”. Gli azionisti nulla hanno saputo di più da fonti ufficiali.

Eppure sono passati 10 giorni dalle perquisizioni nell’ambito dell’indagine per corruzione in atti giudiziari nei confronti di due dei tre commissari, Francesco Rocchi e Stefano Ambrosini e dell’asseveratore nominato da Astaldi, cioé il professor Corrado Gatti. In particolare Gatti ricopre un ruolo fondamentale, perché è il professionista che ha attestato la correttezza formale del piano che ora i creditori dovranno approvare. L’indagine per corruzione su un soggetto che ha un ruolo di garante terzo e indipendente, ancorché nominato dalla società, dovrebbe essere comunicata e spiegata ai creditori e agli azionisti di Astaldi.

Il terzo commissario, Vincenzo Ioffredi, non è indagato ed è estraneo ai fatti. Mentre Ambrosini è indagato anche per istigazione alla corruzione per un secondo episodio insieme al professionista romano Marco Costantini.

Il silenzio si prolunga alla vigilia della riapertura della Borsa e gli investitori avrebbero invece avuto tutte le ragioni per voler sapere dalle fonti ufficiali cosa sta succedendo prima dell’apertura della Borsa lunedi 11 novembre.

Il Fatto Quotidiano venerdì 8 novembre alle 17 e 45, dopo la chiusura del mercato, ha dato notizia (in contemporanea con l’Espresso che pubblicava un articolo simile) dell’esistenza dell’indagine. La Procura di Roma ha subito emanato un comunicato in cui precisava che “l’accertamento dei fatti mira a garantire che l’intera procedura sia tenuta indenne da ogni possibile illecito, ove sussistente, e comunque da ogni eventuale dubbio a tale riguardo”. Le indagini, proseguiva la nota di Piazzale Clodio, riguardano persone fisiche “e non coinvolgono le attività tuttora in corso dell’azienda”.

Un comunicato scarno, ma giustificato dall’attenzione verso i molteplici interessi in gioco, non solo quello della società e dei suoi 10mila dipendenti, ma anche quello dei suoi azionisti, obbligazionisti e creditori. Astaldi è infatti una società che riveste tre particolarità: 1) è quotata in Borsa a Milano, dove capitalizza 64 milioni di euro alla quotazione di venerdì sera ed è sottoposta alla vigilanza Consob; 2) è assoggettata al pre-concordato in continuità con un debito di 3 miliardi e mezzo; 3) e quindi è sotto il controllo del Tribunale Fallimentare di Roma che ha nominato i tre commissari giudiziali: Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi.

Astaldi confluirà, a seguito della realizzazione del piano di risanamento, in un gruppo da 14 miliardi di euro di fatturato con la partecipazione determinante del più grande gruppo privato di settore, Salini-Impregilo e della società pubblica Cassa Depositi e Prestiti. Salini ha appena varato il suo aumento di capitale da 600 milioni a tal fine e proprio l’approvazione dei creditori del piano di risanamento concordatario è il primo step del cosiddetto Progetto Italia che dovrà far nascere il gigante italiano. Su questa situazione delicata si abbatte l’inchiesta coordinata dagli aggiunti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli nei confronti di Stefano Ambrosini e Francesco Rocchi, due dei tre commissari liquidatori del Concordato Preventivo più grande d’Europa e dell’asseveratore nominato dalla società a ottobre 2018, Corrado Gatti. Tutti e tre sono indagati per corruzione in atti giudiziari.

“Ambrosini e Rocchi – secondo i pm – mettevano a disposizione dell’attestatore Gatti le pubbliche funzioni esercitate, con il preordinato ed acritico proposito di determinare l’ammissione della società Astaldi spa alla procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, in corrispettivo, si facevano promettere dall’attestatore Gatti, assumendo – sempre per i pm – Rocchi l’iniziativa, quale latore di richiesta sollecitata dal commissario Ambrosini, compensi sulla base dell’aliquota media (circa 36 milioni di euro) e non minima (circa 21 milioni di euro); compensi che Gatti in quei termini indicava nella relazione di attestazione”. Fatti complessi e ipotesi di reato tutte da accertare. Però non è questo il punto. Il punto è che, al momento, di tutta questa situazione il mercato è stato informato solo tramite gli articoli di stampa.

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