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Catalogna, associazione Òmnium Cultural lancia una campagna di autocondanna: “Siamo colpevoli quanto i 12 leader catalani”

L'iniziativa è stata lanciata sui canali del gruppo e ha preso piede su Twitter con l'hashtag #HoTornaremAFer, “lo faremo di nuovo”, per protestare contro le sentenze di condanna della Corte Suprema nei confronti dei capi indipendentisti. Tra i testimonial dell’iniziativa anche volti noti della televisione catalana e artisti provenienti da diverse aree culturali

Uno degli hashtag delle proteste è #HoTornaremAFer, “lo faremo di nuovo”, e di certo gli attivisti non si stanno facendo attendere. L’associazione Òmnium Cultural, il cui Presidente, Jordi Cuixart, è uno dei dodici leader catalani condannati dalla Corte Suprema, ha lanciato da poco più di 24 ore attraverso il proprio canale Whatsapp e i propri social una nuova campagna di mobilitazione per manifestare il proprio dissenso nei confronti delle sentenze emesse per gli imputati nel processo sulla dichiarazione di indipendenza della Catalogna del 2017.

I testimonial dell’iniziativa sono volti noti della televisione catalana e artisti provenienti da diverse aree culturali, tutti con la classica lavagnetta che nei film americani i poliziotti mettono in mano a chi arrestano mentre fanno le dovute foto segnaletiche. Invece dei dati sensibili ci sono frasi come “Mi accuso” o “Accusati”, per invitare i soci di Òmnium, e in generale i simpatizzanti della causa, a prendere parte alla campagna di autodenuncia di massa iniziata il 28 ottobre e che continuerà ad andare avanti fino a data da definirsi. Non solo Barcellona: nella sezione del sito dove poter controllare orari e luoghi di ritrovo per manifestarsi, foglio di autoaccusa firmato alla mano, gli appuntamenti sono in tutta la Catalogna, da Tarragona a Girona, passando per Lleida, Vic, Reus o Badalona.

“Riempiamo il tribunale di autoincriminazioni”
Nel sito è anche molto chiaro che l’associazione s’impegna a fornire assistenza a tutte le persone che potranno dover affrontare le conseguenze legali della propria autocondanna. La campagna è stata creata per “rimarcare che l’esercizio dei diritti fondamentali, in una democrazia, non dovrebbe essere un delitto”. Altrettanto chiaro il contenuto del documento: si dichiara di aver preso parte alla manifestazione del 20 settembre del 2017 contro gli arresti effettuati dalla Guardia Civil atti a evitare il referendum di autodeterminazione convocato dal governo catalano per il primo ottobre del 2017. Si dichiara anche di aver votato il giorno del referendum e di non aver visto nessun tipo di attitudine violenta da parte dei votanti e manifestanti.

Nella seconda parte del documento si parla poi di come la sentenza del 14 ottobre del Tribunale Supremo vada contro numerose dichiarazioni delle principali ong internazionali in difesa dei diritti umani, oltre che contro il contenuto della Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite. In chiusura si chiede quindi di ritenere chi sottoscrive il documento alla stregua delle persone condannate dal Tribunale Supremo e comportarsi di conseguenza.

Un’organizzazione logistica rodata dalle oltre 900 azioni realizzate dall’Òmnium dal 1961 a oggi: in questi anni l’associazione infatti ha sempre lavorato “per difendere i diritti civili e le libertà dei catalani”, come si legge nella sezione “chi siamo” del loro sito. “Da più di 58 anni lavora per promuovere la lingua catalana, la coesione sociale, l’educazione e la cultura e ha come obiettivo costruire, attraverso questi valori, una società attiva, critica, integrante e civile”. L’associazione, nata in un momento storico caratterizzato dalla censura e dalla persecuzione della cultura catalana, ha da sempre avuto come missione principale la preservazione della propria identità nazionale, assumendo da sempre un ruolo fondamentale nella resistenza contro le spinte catalanofobiche provenienti dal resto della Spagna.

La domenica prima dell’inizio della campagna di autoaccusa, durante la manifestazione dei gruppi costituzionalisti, la porta della sede di Barcelona di Òmnium Cultural, situata nel carrer Diputació, poco lontano da Passeig de Gràcia, è stata vandalizzata e bruciata per mano di sconosciuti, che si sono premurati di firmare le loro azioni lasciando una bandiera spagnola in bella mostra. Su Twitter, dal profilo ufficiale, Òmnium ha assicurato che “nonostante tutti gli attacchi, le minacce e la repressione continueremo a impegnarci per la costruzione di un Paese giusto, democratico e libero”. Un impegno che passa anche dall’autoaccusarsi, “perché se condannano la democrazia, ci condannano tutti”.

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