Un altro magistrato di punta al vertice dell’autorità Anticorruzione. C’è un nome in pole position per prendere il posto di Raffaele Cantone. È quello di Roberto Tartaglia, giovane (è nato nel 1982) ma già esperto magistrato, attualmente in forza come consulente alla commissione Antimafia. Napoletano come Cantone, Tartaglia veste la toga da dieci anni, tutti trascorsi alla procura di Palermo. È suo il profilo sul quale il Movimento 5 stelle e il Pd si trovano essenzialmente d’accordo per dare un nuovo presidente all’Anac.

Il Csm, infatti, l’11 settembre scorso ha già certificato il rientro in ruolo di Cantone. L’ormai ex numero uno dell’Anticorruzione tornerà a vestire la toga entro un mese. Per il 20 ottobre, dunque, il governo dovrà fare la sua scelta, visto che l’Avvocatura dello Stato ha fatto sapere che il posto di Cantone non può rimanere scoperto per troppo tempo. La procedura di nomina, però, è complessa. La designazione del numero uno dell’Anticorruzione spetta al presidente del consiglio Giuseppe Conte, d’intesa con i ministri della giustizia, Alfonso Bonafede, dell’Interno, Luciana Lamorgese, e della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone. Il premier propone il suo nome al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma – essendo quella di presidente dell’Anac una figura di garanzia – occorre superare il via libera con maggioranza qualificata (cioè con i due terzi dei voti) delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Oltre al Pd e ai 5 stelle, dunque, occorrerà una sponda fuori maggioranza per decidere chi sarà a succedere aCantone.

Il fatto che le forze governative abbiano però pensato a Tartaglia certifica l’intenzione di mantenere la centralità dell’Anticorruzione. Il magistrato napoletano, infatti, è un investigatore di primo piano nella lotta alle associazioni criminali. In magistratura dal 2009 sopo aver vinto per due volte il concorso (collocandosi secondo e primo nella graduatoria nazionale), prima di essere chiamato dal presidente Nicola Morra come consulente della commissione Antimafia Tartaglia era uno dei pm di punta di una procura delicata come quella di Palermo.

Nel 2011, ancora giovanissimo, era stato applicato al pool che indagava sul patto Stato-mafia. Poi ha anche rappresentato l’accusa al processo sulla Trattativa, insieme ai colleghi Vittorio Teresi, Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. Un processo importantissimo quello sul patto tra pezzi delle Istituzioni e Cosa nostra, che ha riscritto la recente storia d’Italia. Nell’aprile scorso i giudici hanno infatti pesanti condanne a mafiosi, politici e uomini dei carabinieri. Fondamentale nelle indagini è stato il contributo di Tartaglia per ricostruire il ruolo e i legami di alcuni imputati con gli ambienti eversivi dell’estrema destra dagli anni ’70 in poi. Con l’arrivo di Francesco Lo Voi al vertice della procura di Palermo, il pm si è confermato come uno dei migliori pubblici ministeri del capoluogo siciliano. Ha seguito le indagini sui clan di San Lorenzo e Brancaccio e la maxi inchiesta Apocalisse, che ha portato all’arresto di quasi cento mafiosi.

Nel frattempo il magistrato ha continuato a indagare su alcuni dei delitti eccellenti della storia italiana. Si è occupato dell’omicidio di Piersanti Mattarella, l’ex presidente della Sicilia e fratello dell’attuale capo dello Stato, ucciso nel 1980. Dopo l’assoluzione dell’ex terrorista nero, Giusva Fioravanti, il delitto Mattarella è rimasto senza colpevoli. Come pure senza colpevoli è rimasto l’omicidio del poliziotto Nino Agostino, ucciso in circostanze mai chiarite insieme alla moglie. Nelle ultime settimane, tra l’altro, Tartaglia è stato in Montenegro per partecipare a una serie d’incontri sulla giustizia. L’iniziativa era organizzata da Transparency international con il patrocinio dell’Unione europea. Da relatore il magistrato ha tenuto un intervento sulla disciplina italiana delle confische dei beni che colpiscono esponenti della criminalità organizzata e condannati per corruzione, tema sul quale in passato ha scritto molto.

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