Può la distruzione di un ponte diventare una questione nazionale? A Tournai, città della Vallonia, sembra proprio di si. Nel centro belga, a nove chilometri dal confine francese, che può contare su due monumenti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, la Cattedrale di Notre-Dame e la Torre civica, la questione dell’abbattimento del ponte sul fiume Schelda ha coinvolto molto più che i locali cittadini. La Royal Society of History and Archaeology of the City ha lanciato una petizione online, sottoscritta da oltre 22mila persone. I network gli hanno dato ampio risalto, “forti” anche del dibattito esistente sui social. Non solo. Il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti ha ricordato in una lettera al Ministero del Patrimonio della Vallonia che il ponte ha un “carattere emblematico” ed è “all’interno di un’area di grande interesse per il patrimonio”.

Tutto inutile. Il 2 agosto il ponte del XIII secolo, uno dei soli tre ponti militari ancora esistenti al mondo, ha iniziato a essere gettato a terra. Non completamente. Rimarranno al loro posto le torri di Bourdiel, sulla riva sinistra, e di Thieulerie su quella opposta. Ma le tre arcate, compresa quella centrale ricostruita nel 1948, dopo essere stata distrutta durante la seconda guerra mondiale, saranno abbattute. E ricostruite in modo tale da consentire la navigazione a imbarcazioni di maggiori dimensioni. Dopo anni di discussioni, il 28 gennaio, il Comune, con i voti di socialisti ed ecologisti, ha deciso l’ampliamento dei pontili, sostanzialmente ratificando la distruzione di uno dei capolavori della città. I lavori, finanziati dalla regione Vallonia e dall’Unione Europea, dovrebbero concludersi entro il 2020. Per quella data Tournai è probabile sarà inserita in una rete di collegamenti fluviali che le permetterà di beneficiare di significativi vantaggi. Ma avrà perso uno dei suoi simboli. Irrimediabilmente.

Video Facebook/Alice Escalier

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