Economia

Web tax, Francia vara tassa sui ricavi dei gruppi del web e gli Usa aprono indagine. In Italia manca il decreto attuativo

La "Taxe Gafa" (dai nomi di Google, Amazon, Facebook e Apple) varrà il 3% del fatturato e si applicherà alle aziende del web con ricavi di oltre 750 milioni di euro a livello globale di cui almeno 25 legati all’utilizzo di utenti situati in Francia. Washington minaccia dazi come rappresaglia. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire: "Niente minacce, dovrebbe essere un incentivo per accelerare una soluzione sovranazionale"

Il Parlamento francese ha dato via libera definitivo all’introduzione di una digital tax sui grandi gruppi del web. La tassa del 3% sul fatturato si applicherà alle aziende che forniscono servizi ai consumatori francesi, tra cui Google, Amazon, Facebook e Apple, ma anche Meetic, Airbnb, Instagram. Parigi si aspetta di incassare 400 milioni di euro nel 2019 e 650 milioni nel 2020. L’amministrazione Trump ha definito quella che in Francia è nota come Taxe Gafa (dai nomi di Google, Amazon, Facebook e Apple), “un danno ingiusto” per le imprese Usa, minacciando nuovi dazi come rappresaglia. L’Italia sulla carta ha introdotto la web tax, prima con la manovra del 2017 e poi con la prima legge di Bilancio del governo gialloverde varata lo scorso dicembre. Ma non è mai stato approvato il necessario decreto attuativo del ministero dell’Economia di concerto con lo Sviluppo economico, sentito il Garante per la privacy e l’Agenzia per l’Italia digitale.

L’imposta si applicherà ai gruppi il cui fatturato in attività digitali superi i 750 milioni di euro a livello globale, di cui almeno 25 milioni possano essere attribuiti all’utilizzo di utenti situati in Francia. E’ ricalcata sullo schema temporaneo proposto nel 2018 dalla Commissione Ue in attesa dell’implementazione di una riforma comune delle norme, proposta bocciata a marzo dal Consiglio Economia e Finanza dell’Ue

Washington ritiene che la tassa “bersagli ingiustamente le società statunitensi” e ha aperto un’indagine sulla base della sezione 301 del cosiddetto ‘Trade Act’ che potrebbe portare all’introduzione di tariffe doganali contro la Francia. “È la prima volta nella storia delle relazioni tra Stati Uniti e Francia che l’amministrazione statunitense decide di aprire una procedura sotto la sezione 301”, ha commentato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, aggiungendo che tra “alleati” si possono risolvere le divergenze “senza le minacce“. Il ministro ha avvertito che la Francia “è uno stato sovrano” e non farà passi indietro. “Voglio ribadire ai nostri partner americani – continua Le Maire – che questa tassa dovrebbe essere un incentivo per loro perché accelerino ulteriormente il lavoro sulla soluzione internazionale in sede Ocse per una tassazione digitale“.

Le Maire ha rinviato le discussioni al prossimo G7 di Chantilly, vicino Parigi, dove il 17 e 18 luglio si incontreranno i responsabili delle Finanze, tra cui lo statunitense Steven Mnuchin. La ‘web tax’ francese, che era stata annunciata dallo stesso presidente Emmanuel Macron alla fine del 2018, contribuirà a finanziare i 10 miliardi di euro di misure di emergenza economica che l’Eliseo ha messo in cantiere per placare la protesta dei ‘gilets jaunes‘.

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