Se un imprenditore finanzia un politico e il politico fa poi leggi che lo favoriscono non deve essere contestata la corruzione. In alternativa meglio tornare al finanziamento pubblico ai partiti. È questo il ragionamento di Claudio Borghi, il presidente della commissione Bilancio alla Camera.

Nel giorno in cui il Consiglio dei ministri ha revocato l’incarico da sottosegretario ad Armando Siri, accusato di corruzione, e nel day after della maxy inchiesta anti tangenti della procura di Milano, il leghista sceglie di affidare a Twitter il suo pensiero sulla questione del finanziamento illecito. “Leggo i giornali e ringrazio la mia scelta di non aver mai accettato alcun finanziamento per le campagne elettorali, però se lo schema è: privato finanzia, politico propone cosa che avvantaggia (anche) privato” e questo è uguale a “corruzione, allora è necessario tornare al finanziamento pubblico“, scrive il presidente della commissione Bilancio.

Un tweet che scatena i commenti. Ai quali Borghi risponde, esplicitando il suo ragionamento: “Con questo schema mentale quindi se un privato finanziasse un politico si precluderebbe l‘approvazione di leggi a suo favore. Quindi perché lo dovrebbe fare? Così facendo abolisci il pubblico e vieti de facto il privato. Rimane Soros e C. con campo libero”, è uno dei tanti post di Borghi. Che tira in ballo Soros – citato in un altro tweet per il suo finanziamento a Più Europa. “Se valesse questo schema allora un privato finanziando un candidato si precluderebbe qualsiasi intervento a proprio favore. Quindi perché dovrebbe farlo?”, continua il leghista.

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