Addio a Walter Mapelli.  Il procuratore della Repubblica di Bergamo si è spento questa mattina nella sua abitazione di Monza. Era malato da tempo e ha combattuto fino all’ultimo.
Nato a Monza 61 anni fa, era entrato in Magistratura nel 1985. Dopo un lungo tirocinio a Milano al fianco di Francesco Greco e Ilda Boccassini, per molti anni lavorò come pubblico ministero nella città brianzola. Sempre a Monza dove fu il magistrato di punta nella cosiddetta “Tangentopoli monzese” ed ebbe anche ruoli di coordinamento a partire dagli anni in Antonio Pizzi venne nominato procuratore capo. Iscritto dal 1986 a Magistratura Democratica, si occupò del caso dell’Acna di Cesano che riguardava la morte per tumore di molti operai a causa dell’esposizione a sostanze tossiche.

Nel corso della sua carriera a Monza, Mapelli ha trattato vicende delicate come quella del Sistema Sesto che aveva coinvolto l’ex presidente della Provincia di Milano e uomo forte del Pd nel Nord Italia, Filippo Penati, le indagini sui bond Cirio e quelle su Imi-Sir rintracciando, in vari paradisi fiscali  o mille miliardi di lire, incassato nel 1994 dai familiari del petroliere Nino Rovelli.

Per qualche mese, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, fu facente funzioni come procuratore capo a Lecco al posto di Tommaso Buonanno, nel frattempo passato a Brescia. Nel giugno del 2016 era stato nominato dal Csm a pieni voti procuratore a Bergamo dove di recente ha coordinato, tra le altre, inchieste come quella su Ubi Banca e un filone delle indagini sui fondi della Lega. Da sempre impegnato soprattutto nella lotta contro la corruzione e i reati economico finanziari, ha scritto assieme al giornalista Gianni Santucci il libro intitolato “La democrazia dei corrotti”. Un saggio che ripercorre i 20 anni successivi allo scandalo di Tangentopoli. Appassionato di finanza e di tennis, Mapelli lascia la moglie e due figli.

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