La procura di Bologna ha iscritto nel registro degli indagati tre persone per la morte, il 5 marzo, del bimbo caduto da un carro durante la sfilata di carnevale. Sono la madre del piccolo, l’allestitore del carro allegorico e l’ingegnere che ha rilasciato il collaudo del mezzo. L’ipotesi è per tutti omicidio colposo. Si tratta di un atto dovuto per consentire di approfondire ulteriormente la vicenda e delineare in modo chiaro le eventuali responsabilità. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati dai carabinieri della stazione Bologna Indipendenza. L’inchiesta sulla tragedia è coordinata dal pm Beatrice Ronchi. Il bimbo cadde durante la sfilata in centro storico, quando si trovava sul carro insieme alla madre. Morì all’ospedale Maggiore il giorno successivo.

Sono diverse, per le tre persone ritenute coinvolte nella morte del piccolo Gianlorenzo Manchisi, le motivazioni che hanno portato alla loro iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Bologna. La madre del bambino risulta indagata per imprudenza (negligenza, imprudenza o imperizia determinano il reato colposo). L’ingegnere che lo scorso 17 gennaio ha rilasciato il certificato di collaudo del carro allegorico dal quale è caduto il bimbo risulta indagato per avere redatto l’elaborato in modo superficiale e inadeguato: avrebbe trascurato di considerare gli aspetti di sicurezza dinamica del mezzo, sotto il profilo del rischio di caduta delle persone.

Per l’allestitore del carro allegorico si parla di ‘colpa generica e specifica’, per le diverse mancanze dal punto di vista delle norme tecniche di sicurezza che sarebbero emerse dai rilievi svolti dagli investigatori dell’Arma. Si tratta, a quanto si apprende, della mancanza di un’adeguata protezione esterna che impedisse la possibile fuoriuscita accidentale dei bambini e dell’assenza di uno strumento di protezione delle ruote, tale da evitare i rischi di investimento o schiacciamento.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Caso Montante, il Tribunale del riesame di Caltanissetta conferma l’associazione a delinquere

prev
Articolo Successivo

Corruzione, Savasta ottiene i domiciliari: l’ex pm di Trani ha collaborato e si è dimesso dalla magistratura

next