Sette tweet uno dietro l’altro senza citare mai l’interlocutore. Le parole di Romano Prodi non devono essere piaciute Luigi Marattin, deputato renziano eletto dal Pd alla Camera. “Il Pd sta cambiando, la direzione è molto diversa, non è più il partito dei ricchi“, ha detto il presidente del consiglio Piazza Pulita su la La7. Un riferimento evidente al Pd guidato da Matteo Renzi. Che ha raccolto la replica di Marattin. Anzi le repliche, tutte simili e in cui Prodi non era mai citato direttamente.

“Il partito dei ricchi era quello che ha creato e realizzato il primo strumento di lotta alla povertà. Quello su cui negli anni 90 si facevano commissioni e convegni, senza mai realizzarlo”, ha twittato in mattinata il parlamentare dem. Per poi continuare con una serie di post che rivendicano i risultati dei governi Renzi e di Paolo Gentiloni paragonati invece a presunti flop degli esecutivi di Prodi.

“Il partito dei ricchi era quello che ha abbassato 10 miliardi di euro all’anno di tasse a 10 milioni di lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 1500 euro al mese. Quelli che negli Anni 90 hanno pagato la tassa per l’Europa”. Ma anche “quello che per i giovani ha fatto la decontribuzione per i neo-assunti (under 35 anni) e il ‘bonus cultura’ di 500 euro. Gli stessi giovani a cui, nel 2006, per fare un favore a un po’ di ‘anziani’ furono fatti pagare 10 miliardi per abolire la Maroni”. E ancora: “Era quello che per milioni di pensionati a basso reddito ha aumentato la quattordicesima del 30% a chi prende fino a 750 euro al mese, e istituita per la prima volta a chi ne prende da 750 a 1000″. Il “partito dei ricchi” era quello che approvato – dopo che i precedenti governi lo facevano a chiacchiere – leggi su volontariato, spreco alimentare, unioni civili, reato di tortura”. Insomma, a Marattin l’aggettivo ricco non deve piacere.

 

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