Non c’è niente da fare, Paolo Bonolis non sarà mai un grande della televisione italiana. Non deve incolpare altri, ma solo sé stesso. Ha tentato varie volte di trovare un programma che lo consacrasse, che lo facesse uscire dai suoi paradigmi imbalsamati. Invano. Ciao Darwin è il suo programma, quello che meglio lo definisce e lo esalta. Bonolis fa una televisione anni Novanta. Nell’estetica (le inquadrature ginecologiche, ancora pre #Metoo), nell’impianto (le opposizioni e i freak come unica idea di fondo), nella comicità di Luca Laurenti”, inizia così la stroncatura di Ciao Darwin da parte di Aldo Grasso, critico del Corriere della sera.

Lo storico programma di Canale 5 è tornato con in onda con buoni ascolti, oltre quattro milioni e più del 22% di share: “Funziona perché tocca le corde più basse del concetto di popolare, fingendo di nobilitarle con il lessico aulico, la sintassi pomposa. Il guaio è che dà il peggio di sé credendo, o illudendosi, di dare il meglio con quel gioco insopportabile dei doppi sensi. E non lo aiuta nemmeno un accenno di autoironia“, continua il suo durissimo attacco il critico del quotidiano diretto da Luciano Fontana.

Infine Grasso colpisce anche i collaboratori del conduttore, senza citarli il riferimento sembra diretto al suo manager Lucio Presta, che già altre volte volte aveva colpito nelle sue critiche, e probabilmente agli autori della trasmissione: “Credo che l’errore più grande di Bonolis sia stato quello di circondarsi di persone che non lo aiutano: continuano a fargli credere di essere un genio, gli suggeriscono idee con rozzezza da arricchiti, non gli danno certo una mano per trovare strade nuove.”

Su Twitter arriva il commento, altrettanto duro, di Marco Salvati, storico autore di Paolo Bonolis: “Partiamo da un assunto: la tv è una merda. Ma è pur vero che è meglio campare producendola che assaggiarla per criticarla”, per poi aggiungere “rozzi sì ma arricchiti proprio mai“. Con questa conclusione: “Una vecchia gattara che guarda con nostalgia le foto di quando faceva la soubrette all’Ambra Jovinelli.”

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