Condanne fino a 12 anni, e non più dieci, per chi violenta una donna; aumenti di pena per i reati di stalking e maltrattamenti in famiglia “fino a 7 anni”; estensione di “misure di controllo e prevenzione” come “la sorveglianza speciale per i casi gravi o cambio di dimora per la donna vittima”. Poi un nuovo reato “che punisce severamente chi sfregia una donna” con la reclusione fino a 14 anni. Sono queste le norme che il Movimento 5 stelle ha proposto con un pacchetto di emendamenti alla legge sul Codice rosso, depositati questa mattina, e in discussione in Aula alla Camera la prossima settimana. Tra le proposte anche un inasprimento delle pene per chi violenta i bambini: non solo si prevede il carcere fino a 24 anni, ma i reati sessuali sui minori diventano sempre procedibili d’ufficio.

Ad annunciare le misure con un’intervista a Repubblica è stato il ministro delle Giustizia Alfonso Bonafede che poi, nel pomeriggio, ha anche partecipato alla conferenza stampa di presentazione insieme alle deputata M5s Stefania Ascari e Maria Edera Spadoni. “Dobbiamo fare di tutto perché il femminicidio non si verifichi, ma se avviene, la pena non deve lasciar nessuno scampo e nessun margine di giustificazione”, ha detto ai giornalisti. “Non c’è spazio perché possa anche solo ventilarsi una prospettiva di delitto d’onore. Appartiene al passato e non ha niente a che fare con lo stato di diritto”. Il riferimento è alle polemiche degli ultimi giorni su alcune sentenze per femminicidio con pena attenuata. Sul merito si era espresso anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dichiarando in un post su Facebook che “nessuna reazione emotiva o sentimento può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio”.

Nel pacchetto di norme contro la violenza sulle donne, ha specificato a questo proposito Bonafede, “non c’è un intervento sulle attenuanti” ma “tra i nostri obiettivi c’è, entro la prossima settimana, arrivare a una norma che possa evitare la discrezionalità in certi casi nell’applicazione e nel bilanciamento delle attenuanti e delle aggravanti”. E ha specificato: “E’ una norma delicata con cui si toccano diversi equilibri. La norma sul giudizio abbreviato già all’esame del Parlamento eviterà la riduzione di un terzo per certi reati ma stiamo studiando perché anche prima che la norma arrivi in aula la prossima settimana ci possa essere una proposta anche sulle attenuanti. Siamo già a buon punto, non l’abbiamo depositata oggi perché quando si introducono norme di diritto penale che prevedono il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti bisogna fare molta attenzione”.

Bonafede ha anche voluto dare un segnale esponendosi in difesa dei centri antiviolenza: “Siamo in un momento di emergenza sociale molto grave”, ha detto. “Questo non può continuare e il legislatore deve dare una risposta netta che non lasci dubbi sul fatto che lo Stato si è messo in testa di difendere le donne e i soggetti deboli di questo Paese. Non siamo più a un discorso di tolleranza zero. La tolleranza zero, che è la reazione a quanto succede, è ancora poco. Qui lo Stato decide di attivarsi e andare a cercare nella società i soggetti deboli nel Paese. Non posso aspettare che ci sia un atto di coraggio: lo Stato deve farsi parte attiva”. Quindi ha continuato: “Saranno aumentate le pene e introdotte nuove fattispecie di reato. Ma non passa solo attraverso il diritto penale la tutela delle donne, è necessario un segnale culturale, è necessario rafforzare e tutelare i centri antiviolenza. Dobbiamo fare di tutto affinché un femminicidio non si verifichi. Ma se accade, la pena non deve lasciare nessuno scampo alla possibilità che nel nostro paese si pensi che ci siano margini di giustificazione”.

Le norme M5s ora dovranno affrontare l’esame del Parlamento: “Mi piacerebbe”, ha detto Bonafede, “che questo pacchetto di norme che non avesse colore politico, e che il Parlamento si impegnasse a dare un segnale di compattezza di fronte all’emergenza sociale che questo Paese sta vivendo e rispetto alla quale non solo lo Stato non deve indietreggiare, ma ha il dovere di andare avanti a cercare situazioni di debolezza e fragilità e dire a quelle persone, donne e minori, lo Stato è al vostro fianco“.

Bonafede, nell’intervista a Repubblica della mattina, era anche intervenuto sul convegno di Verona sulla famiglia, manifestazione sostenuta da associazioni antiabortiste e contro i diritti Lgbtq. All’evento parteciperanno vari esponenti della Lega, tra cui il vicepremier Matteo Salvini e i ministri Bussetti e Fontana. “Ognuno organizza i convegni che vuole”, ha detto Bonafede. “Chiaramente io, in un convegno di quel tipo, non andrei mai, perché considerando alcuni ospiti mi pare che le lancette dell’orologio sulla concezione della donna vengono spostate indietro di qualche secolo. E in un momento come questo invece le istituzioni e gli uomini delle istituzioni devono dare un segnale completamente diverso”. Al Guardasigilli ha replicato il vicepremier M5s Luigi Di Maio, che ha voluto ringraziarlo pubblicamente: “Grazie Alfonso, grazie perché questo è un importante passo di civiltà in un momento in cui il Paese ne ha veramente bisogno”. Ed è poi ritornato a parlare del congresso di Verona, dopo che nei giorni scorsi già aveva detto che la Destra che partecipa a quelle manifestazioni è una “destra di sfigati”: “Ve lo dico: se qualcuno di voi pensa che la donna debba restarsene a casa a farsi dire quello che deve fare”, ha detto, “allora il Movimento 5 stelle non è per voi. Io a un convegno come quello di Verona, dove si arriva persino a negare il tema della violenza contro le donne, non ci vado. E non ci andrà nessun parlamentare del Movimento! Noi abbiamo un’altra idea di mondo. Noi pensiamo che la famiglia sia sacra, ma crediamo anche nelle libertà, nei valori, nel progresso. E vi dirò: questi valori a me li ha insegnati proprio mia madre!”.

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora: “La battaglia delle donne è una battaglia di questo governo. Il governo investirà anche quest’anno risorse importanti sul Piano nazionale antiviolenza. Vengono confermati i 35 milioni dello scorso anno e se possibile li aumenteremo. Una parte di questo fondi andranno alle Regioni, il resto saranno investiti dal governo. E su questo faremo un netto cambiamento sul modo in cui sono state gestite le risorse dal precedente governo che ha finanziato decine e decine di progetti a mio avviso anche discutibili che poco avevano a che fare con la violenza sulle donne. Sosterremo l’attività dei centri antiviolenza che prima avevano ricevuto molte meno risorse di quanto avevano bisogno. Una parte sarà utilizzate per un Fondo per le vittime di violenza”. E ha concluso: “In Italia ci sono ad oggi 338 centri antiviolenza e controlleremo se svolgono la loro funzione altrimenti verranno chiusi. Uno degli emendamenti presentati abolisce un comma che destinava il 33% dei fondi dati dalle Regioni ai centri antiviolenza, a nuove strutture. Questo ha visto proliferare nuove strutture che non rispondevano a tutti gli standard”.

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