Una “martellante e denigratoria campagna”. Sono venti i firmatari – tra sacerdoti e diaconi – che in una nota respingono l’immagine di un territorio come quello di Castel Volturno da anni martoriato dal degrado, ma contestualmente abbandonato da chi dovrebbe ma che invece proporre e agire con “interventi strutturali”. “Il litorale casertano, caratterizzato da un degrado ambientale, umano e sociale (su cui anche il Fatto Quotidiano ha scritto, ndr) non ha bisogno di una martellante e denigratoria campagna di alcuni mass media locali e nazionali ma di riforme e interventi strutturali” scrivono i sacerdoti nella nota. Preti impegnati in prima linea sul fenomeno dell’immigrazione – sono oltre 15mila i migranti irregolari che vivono solo nel comune di Castel Volturno – che hanno deciso di manifestare il loro punto di vista soprattutto in merito alle notizie apparse ad inizio gennaio sui mass media, e ancora oggi in circolazione, relative ad un presunto traffico d’organi gestito dalla mafia nigeriana, definito dai parroci “improbabile”.

Le gang nigeriane sul litorale domizio, in particolare a Castel Volturno, sono presenti da anni e gestiscono, come
riconosciuto dagli stessi parroci, “in concorrenza o combutta con le camorre locali, lo spaccio di droga e la tratta delle donne a scopo sessuale“. “Il degrado ambientale, umano e sociale di queste terre – scrivono i parroci – è ormai noto e dibattuto da oltre 20 anni. Nonostante ciò, alla denuncia puntuale e dettagliata di personalità di ogni campo e soprattutto allo sforzo della Chiesa nonché di tante associazioni di volontariato, nulla o quasi nulla è mai seguito in termini di riforme e interventi strutturali. Quello che resta di tanti anni di battaglie e di sforzi eroici è solo un continuo e crescente assalto mediatico, che salvo rare eccezioni, dà sempre un’immagine distorta della realtà. Alla mafia nigeriana corrisponde la presenza di migliaia di immigrati che vivono onestamente e alacremente spesso sfruttati sui luoghi di lavoro e nelle abitazioni abusive”.

“Tutto questo però non appare – prosegue la nota – travolto dalla smania dello scoop e del macabro che arriva anche ad
ipotizzare improbabili traffici di organi. Il risultato è una generalizzazione che genera pregiudizi e paure ingiustificate, alimentando il disagio, spianando la strada a rassicuranti scorciatoie militaristiche e creando facili giustificazioni alla mancanza di interventi sociali che sono la vera emergenza del territorio. Per questi motivi, accanto all’impegno delle Forze dell’ordine, sempre da sostenere e intensificare, vogliamo ribadire che solo una seria ed efficace politica di interventi in campo sociale e ambientale può dare rilancio ad una realtà che ha enormi ed uniche potenzialità di cui vi sono non pochi segni evidenti e concreti, tra cui l’ospedale Pineta Grande, il centro Imat, il progettato porto turistico, i campi da golf, il Centro Sportivo del Calcio Napoli, l’Oasi faunistica dei Variconi, il Centro Immigrati Campania “Fernandes”, con il suo centro studi internazionale”.

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