Di questi tempi i tunnel non vanno molto di moda. Il governo gialloverde si spacca sul Tav Torino-Lione e sul Terzo Valico ma nel frattempo c’è chi pensa ad un tunnel diverso, quasi bizzarro se non ci fossero già un progetto e delle analisi tecniche. L’idea venuta all’imprenditore elbano Roberto Cacelli, emigrato trent’anni fa a Londra, è quella di costruire un tunnel sottomarino che colleghi l’Isola d’Elba a Piombino. Secondo le prime indiscrezioni sarebbe una galleria lunga tra i 15 e i 18 chilometri che permetterebbe di raggiungere l’isola nel giro di un quarto d’ora rispetto ai circa 45 minuti che elbani e turisti ci mettono oggi con il traghetto. All’inizio di gennaio alcuni tecnici e architetti hanno fatto sei sopralluoghi sull’isola per avere una prima idea sulla fattibilità dell’opera: “Sarà un tunnel molto simile a quello della Manica – spiega a ilfattoquotidiano.it l’architetto David Ulivagnoli a cui è stato commissionato il progetto – ed è assolutamente fattibile. Una volta pronto il progetto, lo presenteremo agli enti competenti e chiederemo agli elbani cosa ne pensano. Siamo convinti che saranno entusiasti”.

Una galleria da nove miliardi
L’idea del tunnel sottomarino è venuto a Cacelli in una giornata in cui l’ennesima giornata di maltempo aveva creato disagi nella navigazione verso l’Elba e, prima di convincersi, aveva deciso di consultare altri imprenditori londinesi che si occupano di opere di questo genere in giro per il mondo. Poi, circa un anno fa, la “Cacelli & Partners Ltd” che si occupa di consulenze economiche-finanziarie ha commissionato allo studio di architetti “Adu London Uk” di realizzare il progetto denominato “Elba Tunnel”. Il primo passaggio è stato quello di fare uno studio approfondito su cartografie, immagini satellitari, mappe nautiche e fondo marino dell’isola. Poi Cacelli ha deciso di iniziare a rendere pubblica la sua idea apparentemente folle e coinvolgere la cittadinanza: ha creato un sito web e una pagina Facebook per sapere cosa ne pensano gli utenti dell’opera. “Il mare ha isolato gli abitanti dell’Isola d’Elba per migliaia di anni – si legge nella presentazione del sito –. Ora, grazie all’innovazione tecnologica e allo sviluppo di strumenti ingegneristici d’avanguardia, sarà possibile eliminare questo isolamento: oggi è possibile costruire un tunnel da Piombino”. Secondo lo studio londinese, le ragioni che stanno dietro a questa opera sono tante: facilitare il pronto soccorso, il trasporto verso il continente per studio e lavoro, risolvere il problema delle carenze nell’approvvigionamento idrico e portare sull’isola il gas metano così che il riscaldamento avrebbe costi più bassi. Il tunnel lungo 18 chilometri sarebbe costruito a circa 20 metri sotto il livello del mare e, secondo le prime stime, dovrebbe costare circa nove miliardi. Metà di una manovra finanziaria.

Progetto top secret. L’architetto: “Ci siamo quasi”
A inizio gennaio sull’isola è sbarcato un gruppo di dieci professionisti, designer, architetti e ingegneri che hanno fatto sei sopralluoghi per capire quali potrebbero essere i migliori punti di partenza e di attracco. Per adesso i risultati rimangono segreti ma l’architetto Ulivagnoli garantisce che “presto il progetto sarà pronto e allora saprete tutto”. “Oggi nel mondo non c’è solo l’esempio del tunnel della Manica – racconta a ilfatto.it – anche nelle Isole Far Oer ci stanno lavorando. Ma la cosa più importante di tutto questo progetto è il metodo: l’impatto ambientale dovrà essere il più ridotto possibile e nel rispetto del sistema paesaggistico. Infine cercheremo di avere il consenso dei cittadini e degli enti interessati: se si vuole, i soldi si trovano”.

Il precedente: quell’idea di Matteoli
Se molti amministratori isolani non sono ancora stati informati del progetto in corso, l’idea di costruire un tunnel che colleghi l’Elba al continente non è del tutto nuova: già ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, con il cecinese Altero Matteoli ministro dei Trasporti, era nata l’idea della galleria sottomarina. Poi non se n’è mai fatto nulla e tutti i governi successivi hanno preferito dare la precedenza alle opere che riguardano il trasporto su rotaia, come il Tav. “Questo non significa che sarà impossibile farlo” conclude Ulivagnoli. Adesso manca solo il progetto.

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