Con il ritorno di attualità della clamorosa truffa del nichel subita dal comune di Roma, riproponiamo di seguito l’inchiesta sul “marchese” del nichel pubblicata da Fq Millennium sul numero 11 dell’aprile 2018. Da allora Calabrò, allineatosi alle dichiarazioni del presidente della Fininvest, ha derubricato a “isolata” e “casuale” la sua frequentazione con Marina Berlusconi. Mentre sui suoi rapporti con l’ex Cavaliere o con il governatore della Liguria è calato il silenzio.

La prima vista potrebbe sembrare una variante di Totòtruffa ’62, con un sedicente “marchese” nei panni del “cavalier ufficiale Trevi” e un copione altrettanto esilarante, se non fosse che al posto della famosa fontana del Bernini qui c’è un meno suggestivo “vil metallo” – il nichel –, e che il sedicente “marchese” è cugino di primo grado di un killer della ‘ndrangheta e ha entrature ad altissimo livello nel mondo politico e imprenditoriale. I presunti truffati, poi, sono un ente pubblico come il Comune di Roma e un navigato imprenditore veneto dei rifiuti. «Berlusconi me l’ha presentato Toti», dice Giovanni Calabrò, spregiudicato uomo d’affari calabrese che in questi anni ha giocato su diversi tavoli per costruirsi un’immagine e una reputazione da imprenditore. Anzi, da finanziere con relazioni “importanti” nella Russia putiniana e rapporti di business in tutto il mondo, proprietario di ville a Londra e al Cairo e residente nel Principato di Monaco, dove – stando ai media – si sarebbe consumata un’assidua frequentazione con Marina e Piersilvio Berlusconi.

«No, non sono assidue frequentazioni. Con Marina qualche volta in più ci siamo visti qui a Montecarlo. Come me ci viene da tantissimi anni», conferma Calabrò. «C’è un luogo dove passo il sabato sera, sono un eccellente pianista io, mi diletto a cantare e suonare. Più volte ci siamo incrociati lì, abbiamo passato delle serate insieme con mia moglie e suo marito, ma non ci sono rapporti privilegiati». Con Giovanni Toti, invece, la cosa è diversa: «È un caro amico, uno dei pochi. Ci siamo conosciuti per caso a Roma anni fa. Dopo la mia condanna per bancarotta ho evitato di frequentarlo pubblicamente, per non danneggiarlo». L’ex Cavaliere lo ha incontrato una sola volta a Roma, in via del Plebiscito, dove era stato convocato per una missione molto delicata: «C’era la specifica richiesta di favorire la ripresa di contatti tra Erdogan e Berlusconi. Era l’ottobre 2014. Berlusconi aveva fatto una battuta infelice riguardo a una mostra a Piazza Venezia sulle donne turche e si era creato una sorta di incidente diplomatico. Ho interessi personali di rilievo in Turchia e c’era un rapporto anche attraverso un partner locale. Ho fatto sì che Erdogan chiamasse Berlusconi dopo tanto tempo».

Nichel, l’ascesa del “marchese” Calabrò tra politica, bancarotta, grande finanza. E un cugino killer

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