Jago nasce nel 1987, a Frosinone, e vive e lavora tra Anagni e Verona. Nel 2011, a soli 24 anni, viene selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare al Padiglione Italia della 54esima edizione della Biennale di VeneziaNegli anni successivi realizza la sua opera più celebre e controversa, il busto in marmo di Papa Benedetto XVI, premiata nel 2012 con la “Medaglia del Pontificato”, che lo porta a essere conosciuto in tutta Italia (in seguito, quando il Papa si dimette, Jago decide di “spogliare” provocatoriamente il suo busto e rinominarlo “Habemus Hominem”).

“Ogni pezzo di marmo è fermo e indistruttibile ma nasconde un punto debole che lo rende fragile. Non esistono blocchi senza difetti”.  Secondo Jago non c’è metafora migliore dell’animo umano: è in quel punto preciso che possono fare breccia la corruzione e la disonestà. “Potenzialmente siamo tutti corruttibili. Questa consapevolezza deve darci la possibilità di capire che anche possiamo essere deboli rispetto a ciò che accade fuori di noi, e quindi di difenderci”.

Gli inviati di Riparte il futurola community digitale italiana che da anni si batte per sconfiggere la corruzione nel nostro Paese, hanno incontrato 12 italiani under 40, che hanno deciso di resistere nel paese più corrotto d’Europa, sfidando con coraggio l’immobilità del sistema con attività imprenditoriali, proteste e persino opere d’arte. Le loro storie sono pubblicate ogni due giorni anche su ilfattoquotidiano.it.

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