Qui nacque il Pci nel 1921 e per settant’anni ha governato la sinistra. Eppure Benito Mussolini è ancora cittadino onorario di Livorno. E a chiedere di revocarla, nel 2019, è un consigliere di una lista civica di centrosinistra, Marco Cannito, da tempo avversario del Pd e da ultimo avversario anche del nuovo corso grillino dopo la vittoria di Filippo Nogarin nel 2014. E’ stato Cannito ad accorgersi che il conferimento della cittadinanza al Duce, approvata nel 1923, è tuttora in vigore e così ha presentato l’atto di revoca che sarà discusso nel prossimo consiglio comunale del 17 gennaio. “Avevo sentito dire che la cittadinanza onoraria a Mussolini era ancora in vigore – spiega Cannito – e avevo sentito dire che negli anni passati a toglierla ci avevano provato i socialisti, ma senza successo. Ho scoperto che la delibera è valida a tutt’oggi fino a quando non ci sarà una deliberazione contraria per toglierla”.  “Non si tratta però di una valutazione storica sul fascismo e su Mussolini, che è lasciata appunto agli storici – puntualizza il consigliere -, ma la cittadinanza onoraria al Duce è un segno incompatibile con i valori democratici e costituzionali, con la storia di Livorno del secondo Dopoguerra e con i valori fondamentali contenuti nello statuto comunale”.

Nonostante il forte radicamento del Psi e la nascita al Teatro Goldoni del Partito Comunista, Livorno è stata una delle città “preferite” dal fascismo. Anche e soprattutto perché qui viveva e lavorava Costanzo Ciano, che è stato ministro dei governi di Mussolini e presidente della Camera dei fasci, oltre che consuocero del Duce, essendo il figlio Galeazzo (a sua volta ministro degli Esteri) sposato con Edda, la figlia prediletta del capo del fascismo. A Livorno esiste ancora – su una collina, ben visibile dalla città – il mausoleo che avrebbe dovuto ospitare la tomba del gerarca e della sua famiglia. Progetto rimasto a metà per via della caduta del regime.

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