Ha provato a lavare con la candeggina tutte le tracce che l’avrebbero inchiodato. Lui, Bernardo Montoya, un 50enne con oltre 20 anni di carcere alle spalle di cui 17 per omicidio, ha confessato: ha ucciso la sua vicina di casa Laura Luelmo, la maestra spagnola di 26 anni sequestrata, violentata e massacrata con estrema crudeltà. Laura, ha raccontato il killer, gli avrebbe chiesto un’informazione sul supermarket più vicino e lui l’avrebbe indirizzata in un vicolo cieco per poi colpirla e violentarla, ma a suo dire non sarebbe riuscito a compiere la violenza sessuale. Secondo l’autopsia però la violenza c’è stata e la Guardia Civil avrebbe trovato tracce di sangue nell’abitazione di Montoya. Un caso che ha prima tenuto con il fiato sospeso la Spagna e poi ha scioccato l’intero Paese. In questi due giorni ci sono state fiaccolate e sit in a Pamplona e in alcuni comuni della Castilla y Leon per ricordare Laura e contro il femminicidio. E la famiglia della ragazza ha chiesto che la morta della giovane non venga strumentalizzata per la diffusione di messaggi di odio.

Laura si era trasferita da soli tre giorno a El Campillo, in provincia di Huelva, in Andalusia, da Zamora, città a nord della Spagna. Era lì per fare la supplente di disegno all’istituto Vázquez Díaz de Nerva, a otto chilometri di distanza da casa sua. Di fronte abitava Montoya, che era uscito dal carcere l’ultima volta lo scorso 22 ottobre. Era lì da meno di due mesi e quella era la casa dei suoi genitori. La sua ultima condanna è stata di due anni e nove mesi per rapina. E prima aveva scontato 17 anni di carcere per avere ucciso nel 1996 una donna di 81 anni che  doveva testimoniare contro di lui in un processo per rissa.

Laura aveva spiegato al suo fidanzato che lo sguardo insistente di Montoya la inquietava. Poi il 12 dicembre è scomparsa. Il suo corpo è stato ritrovato seminudo, con il cranio fracassato. E dopo pochi giorni è arrivata la confessione del vicino di casa. “Mi ha chiesto dove fosse il supermercato – ha raccontato – e l’ho mandata in un vicolo cieco. Sono salito in macchina e sono arrivato prima di lei. L’ho afferrata e l’ho colpita alla testa contro la portiera. Le ho legato le mani dietro la schiena e l’ho avvolta in una coperta. L’ho spogliata dalla cintura in giù e ho provato a violentarla, ma anche se era incosciente non ce l’ho fatta”. Prima di confessare, ha mentito agli investigatori e ha ostacolato le indagini evitando di collaborare. Gli agenti hanno trovato il portafogli e le chiavi di casa e dell’auto della giovane dentro una borsa nelle vicinanze del cimitero di El Campillo. Ritrovata anche la coperta nella quale la ragazza sarebbe stata avvolta fino a Las Mimbreras, a cinque chilometri dal paese, dove la ragazza è stata poi abbandonata e dove Montoya è stato visto il 17 dicembre con evidenti segni di violenza. E anche in auto, oltre che in casa sua, sono stati trovati resti biologici riconducibili alla ragazza.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Gatwick, avvistati droni: aeroporto chiuso, 100mila persone a terra. Chiamato l’esercito. Ministro Difesa: “Non possiamo dire perché”

prev
Articolo Successivo

Germania, un giornalista di Der Spiegel licenziato per aver inventato notizie

next