Ha rassegnato le dimissioni il capo di gabinetto del ministero dell’Economia Roberto Garofoli. A quanto apprende l’Adnkronos, al suo posto, accanto a Giovanni Tria, potrebbe arrivare Luigi Carbone, esperto di semplificazione amministrativa e già componente dell’autorità per l’Energia elettrica. Ex magistrato, arrivato al Tesoro con l’allora ministro Pier Carlo Padoan sotto i governi Pd di Renzi e poi Gentiloni, è considerato il responsabile di un emendamento non concordato a favore della Croce Rossa (lui ha smentito), la stessa Croce Rossa che gli aveva ceduto una parte dell’immobile a Molfetta che doveva diventare un bed and breakfast. Per la sua successione si era fatto anche il nome di Fortunato Lambiase, capo della segreteria tecnica di Tria.

“E’ un prezzo che dobbiamo pagare. Siamo professionisti al servizio del Paese, come avviene in tutte le grandi democrazie occidentali”, ha detto Garofoli a chi gli chiedeva degli attacchi del M5s. Garofoli si è dimesso con una lettera consegnata nelle mani del ministro Tria: “Formalizzo la volontà, cui ti ho fatto cenno da qualche mese, di lasciare l’incarico per riassumere le mie funzioni di provenienza”. “Mi dispiace molto. Garofoli all’inizio mi aveva detto che voleva cambiare” e io gli avevo chiesto di “rimanere fino alla legge di bilancio. Domani parlerò con lui”, ha commentato il titolare del Tesoro interpellato sulle dimissioni del suo capo di gabinetto, spiegando che era rimasto “per spirito servizio“.

La notizia conferma quanto anticipato dal Fatto Quotidiano: e cioè che Garofoli sarebbe stata messo alla porta entro fine anno. A inizio dicembre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveav spiegato al ministro Tria che non voleva più ricevere a Palazzo Chigi il suo capo di gabinetto. Per i Cinquestelle erano troppi gli elementi che rendevano Garofoli inadatto al ruolo: oltre alla ‘manina’ per inserire in manovra la norma pro-Croce Rossa, c’è anche il caso della società editoriale della moglie che pubblica libri scritti e curati da Garofoli per aspiranti avvocati e magistrati: alcuni autori hanno poi ottenuto incarichi al Tesoro su chiamata di Garofoli e un collaboratore ha detto di essere stato pagato in nero.

Il caso – Giudice amministrativo, presidente di sezione del Consiglio di Stato, Garofoli era stato segretario generale a Palazzo Chigi durante l’ esecutivo guidato da Enrico Letta. Poi nel 2014 era finito al ministero dell’Economia con Pier Carlo Padoan. L’ormai ex capo di gabinetto però finisce agli onori delle cronache a metà ottobre, quando il premier Conte scopre una “manina” che ha inserito nel decreto fiscale un articolo che assegnava 84 milioni di euro alla Croce Rossa. Garofoli difende la norma quando Conte chiede spiegazioni, i pentastellati lo accusano e chiedono le dimissioni, ma lui smentisce di essere il responsabile.

Il Fatto Quotidiano ha poi svelato che i vertici di Croce Rossa avevano “dato una mano” a Garofoli: nel dicembre 2017 il commissario liquidatore Patrizia Ravaioli, col nullaosta del presidente Francesco Rocca, aveva infatti messo fine a un lungo contenzioso riguardo la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista. Un cespite pervenuto alla Cri 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un bed and breakfast.

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