“Sogno sempre un enorme cinghiale nero che devo cacciare. Lo psicanalista mi ha spiegato che questo cinghiale nero sta a significare che ho un istinto animale represso che per un motivo o per l’altro non ho avuto la possibilità di sfogare”. A parlare è Arturo, il ragazzo – allora diciassettenne – che il 18 dicembre 2017 fu accoltellato da quattro adolescenti in piano centro a Napoli, rischiando la vita. Tre degli aggressori, subito identificati, il 9 novembre scorso sono stati condannati in primo grado a nove anni e tre mesi di reclusione, mentre la posizione del quarto minore della baby gang, il più giovane, rimane aperta. Oggi che il peggio è passato, Arturo ha deciso di raccontarsi per la prima volta davanti alle telecamere, e ha scelto di farlo nella seconda puntata di Disobbedienti, il nuovo programma televisivo di Andrea Franzoso, realizzato da Loft Produzioni.

Protagonista di questa seconda puntata – intitolata “Nel nome del figlio” – è sua madre, Maria Luisa Iavarone, una donna forte e coraggiosa che ha saputo trasformare un dramma personale e familiare in un’occasione di riscatto per l’intera città. La rabbia e il dolore di suo figlio Arturo – quell’”enorme cinghiale nero” che gli appare in sogno la notte – hanno così trovato un senso nell’impegno civico a favore dei giovani e delle loro famiglie, diventando forza di cambiamento. “Se non avessi fatto qualcosa di grosso, di eclatante, di importante e significativo per lui – racconta Maria Luisa – è come se avessi attraversato anch’io quel corpo con dei fendenti. Arturo aveva bisogno di balsamo per quelle ferite e quelle cicatrici, io ho ritenuto che il balsamo dell’impegno civile, della responsabilità collettiva di una città per bene, che si stringe attorno al suo dolore, non potesse essere medicina migliore”.

Una storia che non poteva non trovare spazio e ascolto in “Disobbedienti”, il format che raccoglie proprio le storie di chi ha trovato il coraggio di dire no: all’illegalità, ai soprusi, agli stereotipi. “E alla rassegnazione”, aggiunge Andrea Franzoso, che spiega: “La rassegnazione è peggio della corruzione e della violenza, e di ogni altro male che ci affligge, perché ci priva delle nostre forze migliori, e ci rende inerti. Molto, se non tutto, dipende dal nostro atteggiamento interiore: se non trova sfogo, la rabbia è autodistruttiva; ma se è incanalata in modo creativo, diventa energia per sostenere una battaglia ideale o per reinventarsi una vita”.

È proprio ciò che ha fatto Andrea Franzoso (autore de “Il Disobbediente”, ed. PaperFIRST, e del libro per ragazzi “#disobbediente! L’onestà è la vera rivoluzione”, edito da De Agostini), che dopo aver denunciato il suo capo perché rubava soldi pubblici, ed essere stato estromesso dalla sua azienda, vi è rientrato dalla porta principale: è notizia di pochi giorni fa la sua nomina a consigliere di amministrazione di Trenord, la società che gestisce il trasporto ferroviario della Lombardia. Ed è ciò che ha fatto Maria Luisa Iavarone, che con la sua testimonianza dimostra che la violenza non ha – non deve avere – l’ultima parola.

‘Disobbedienti’ è un programma realizzato da Loft Produzioni per la piattaforma tv di Loft.

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