Il presidente Usa Donald Trump caccia via dalla sala stampa un giornalista della Cnn perché a lui sgradito. Nemmeno sembra più una notizia, ormai abituati alla soverchieria del potere, all’esercizio personale e padronale dell’ufficio pubblico. Quel che più fa paura, che più è indigeribile è che Trump stronca la domanda del collega americano che gli chiedeva conto del suo atteggiamento nei confronti della cosiddetta “Carovana dei migranti”, migliaia di povera gente che dal centro America va dirigendosi verso nord, accusandolo di essere un “nemico del popolo”.

Con queste definizione i regimi totalitari mettevano a tacere il dissenso. I Paesi del blocco sovietico, del cosiddetto socialismo reale, la Cina comunista, i fascismi e le dittature latino-americane. Perciò inizia a farmi paura l’uso così disinvolto e a volte inappropriato che si va facendo, anche in Italia, della parola “popolo”, che sembra oramai lo scudo d’acciaio dietro al quale ogni schifezza si nasconde, si tutela o si legittima: per il popolo, a favore del popolo, in nome del popolo, continuando poi con i suoi derivati (la manovra del popolo, etc). Sarebbe il caso, prima di invocare invano il nome del Popolo, di conoscere e applicare le regole basiche della democrazia che ci ricorda come nel confronto, e naturalmente nel dissenso, essa vivifichi e maturi.