Dopo il Mamiani di viale delle Milizie, il Virgilio di via Giulia. A Roma è cominciata la stagione delle occupazioni dei licei. Ha iniziato il classico di Prati, ha proseguito quello che affaccia sul lungotevere dei Sangallo. “Una battaglia di civiltà che dovevamo fare”, dicono i ragazzi del Mamiani. “Siamo convinti che la chiusura dei porti sia l’emblema di una linea politica superficiale, incapace di analizzare la realtà e comprendere le sfide del futuro. In quanto giovani e in quanto cittadini ci sentiamo abbandonati da una “sinistra” che ha lasciato che l’istruzione pubblica fosse svenduta, con tagli alle scuole che ormai cadono a pezzi e creando un divario incolmabile tra centro e periferie. Una “sinistra” che ha entusiasticamente avviato un processo di precarizzazione del lavoro, privandoci di ogni prospettiva futura e che ha permesso che si diffondesse una politica di odio e paura contro i bersagli sbagliati”, spiegano in un comunicato gli occupanti.

Insomma il bersaglio non sono la preside e il corpo docente. Il “Mai con Salvini” scritto sullo striscione esposto ad una delle finestre non lascia dubbi. Il loro è un autentico manifesto politico. Anzi un “appello allo Stato, ai cittadini e soprattutto a noi studenti che da anni chiediamo un cambiamento nella politica italiana”.

Stessa storia al Virgilio. “Abbiamo deciso di opporci con forza a chi ha costruito la propria carriera politica su xenofobia, razzismo, sessismo, omofobia, di contestare un esecutivo che non rispetta né noi né i diritti umani né la Costituzione sulla quale il nostro Paese è fondato”, hanno scritto gli occupanti in una nota, aggiungendo che “allo stesso tempo, ci discostiamo in ogni modo dalla sinistra dei passati governi, quella stessa sinistra che ha favorito la precarizzazione del lavoro, che ha svilito la scuola pubblica con tagli alla didattica e all’edilizia e che ha promulgato la riforma della Buona Scuola. A oggi, però, questa protesta è diretta contro il governo Salvini-Di Maio, inaccettabile sotto ogni punto di vista. Il gravoso incremento di aggressioni ai danni degli stranieri in Italia non può essere tollerato”.

Evidente che la regia sia unica. Stessi concetti, declinati in maniera non dissimile. I bersagli? Le politiche contro i migranti del governo M5s-Lega e la sinistra. Quella di governo con le misure su scuola e lavoro. Certo, ci sono anche accenni all’edilizia scolastica. Ai guasti e ai pericoli – specialmente al Virgilio – a cui risorse del tutto insufficienti non sono assolutamente in grado di far fronte. Ma si tratta di accenni, appunto. Il fulcro è altro, è la politica. Quella attuale di Di Maio e Salvini e quella del recente passato di Gentiloni, Renzi e Letta.

Le differenze con l’occupazione dello scorso anno, almeno per quel che riguarda il Virgilio, sono evidenti. Nel 2017 il motivo trainante era stato il crollo di una porzione di tetto avvenuto agli inizi di ottobre. Ora non c’entra nulla il distacco di una finestra. Un passo in avanti da parte dei ragazzi, questo tentativo di entrare nella vita politica? Può darsi. Uno scatto improvviso in direzione della vita? Forse. D’altra parte, si sa, i giovani sono spesso impazienti. Sono naturalmente portati all’azione. Allo “scontro”, piuttosto che alla resistenza. Ma nonostante le loro ragioni, peraltro ampiamente condivisibili, la protesta che hanno avviato appare decisamente forzata.

Nonostante comunicati e note, l’occupazione sembra una risposta inadeguata alle circostanze. Sia ben chiaro, in dubbio non è la partecipazione della componente studentesca alla vita democratica del Paese. Semmai quel che sembra più incerto è la forma di protesta prescelta. L’occupazione, appunto. Possibile che l’interruzione delle lezioni fosse necessaria anche questa volta? La circostanza che la decisione sia stata a lungo dibattuta e il numero degli occupanti abbastanza esiguo sembra una prima risposta al quesito. Una prima risposta in attesa di conoscere i risultati dei corsi, organizzati dal Collettivo autorganizzato del Virgilio, sulla politica, sulle condizioni della città con focus sulle emergenze sociali, sulla mancanza di investimenti adeguati sulla scuola, specialmente sul diritto allo studio e sull’edilizia scolastica.

Ma a parte tutto rimane la sensazione che si sia avviato un corto circuito tra la politica e la scuola, in particolare quella degli istituti superiori. Entrambe le istituzioni attraverso i rispettivi attori parlano dell’altro. Ne evidenziano i limiti. Ne denunciano le criticità. È il gioco dei ruoli nel quale ognuno non fa quel che deve. Ognuno recita a soggetto. Già, perché sarà pur vero che ormai la politica è “liquida” e la scuola “buona”, ma rimane la necessità di luoghi e spazi rappresentativi. È imprescindibile che la politica e la scuola tornino realmente a dialogare. Ma senza intrusioni. Senza sconfinamenti. Le occupazioni dichiaratamente politiche sono come un tweet, ieri di Renzi e oggi di Salvini, oppure una foto su Instagram di Chiara Ferragni. Un fenomeno fine a se stesso.