Tra quelle quinte Luigi Pirandello scioglie la sua compagnia e decide di andarsene in Germania a cercare fortuna con Marta Abba, la sua musa: sei anni dopo l’autore del Berretto a Sonagli vince il Premio Nobel per la Letteratura. La sua sala porta bene anche al regista Quentin Tarantino, che, sconosciuto, vi presenta il film Cani da rapina: diventerà un successo mondiale, con un altro titolo, Le Iene. Per questo Tarantino – nel frattempo diventato uno dei registi più famosi al mondo – lo sceglie per l’anteprima italiana di Bastardi senza gloria. Qui a inizio Novecento viene organizzato un comizio di Pietro Nenni, futuro leader del Partito Socialista Italiano, mentre, qualche anno dopo, il poeta Giuseppe Ungaretti, fuori dal teatro, viene arrestato per vilipendio al re.

È un pezzo di storia internazionale quello che se ne va il 26 ottobre, a Viareggio. Venerdì, a quasi 150 anni dalla sua nascita, chiude i battenti il Teatro Politeama. Non lo fermarono le bombe: lo scrittore Enrico Pea, grande amico del Premio Nobel Eugenio Montale, lo ricostruì, nel dopoguerra. A decretarne la fine sono invece le tasse: canoni demaniali a quattro zeri, impossibili da sostenere per Vittorio Scarpellini, gestore da due generazioni. “Dal 2006, con la nuova finanziaria, i canoni demaniali sono schizzati alle stelle. Ogni anno devo spendere 250mila euro solo di tasse, cui si aggiungono i costi di manutenzione e del personale. Le ho provate tutte: mi sono messo in mano agli avvocati, ho chiesto una dilazione. Tutto inutile. Preferisco rinunciare”, spiega a ilfattoquotidiano.it Vittorio Scarpellini. Prima di lui, il padre e lo zio gestivano il cinema e teatro a due passi dal molo. E Vittorio è cresciuto così, tra uno spaghetti western la domenica e una gita in motoscafo con Delia Scala, habituée delle scene.

Quando il giovane Tarantino chiese di usare il telefono

“Mi chiese di fare una telefonata. Lo feci accomodare in ufficio. Si mise a chiacchierare con calma. Aveva chiamato in Australia. La bolletta venne stratosferica”, ricorda Scarpellini a proposito del giovane Quentin Tarantino, giunto al Politeama con il festival EuropaCinema di Felice Laudadio. “Con Europacinema vennero i più grandi: Ettore Scola, Taviani, Monicelli”.

Ma dal Politeama sono passati anche monumenti del teatro, come Ettore Petrolini, Ermete Zacconi, Vittorio De Sica, i fratelli De Filippo. Se si fa silenzio, tra le poltrone rosse, si possono udire i sospiri d’amore di Pirandello per la sua Marta e ammirare le acrobazie dei fratelli Guillaume, ovvero i celebri funamboli Natale e Polidor, voluto, quest’ultimo, da Federico Fellini, in gran parte dei suoi film.

Tra le quinte del Politeama, Pirandello e Marta Abba decidono di fuggire insieme – Già dalla sera prima dello spettacolo, Luigi Pirandello inizia a chiamarla con il nome del suo personaggio: Ersilia, Ellida, Agata, a seconda dell’opera. Vuole che Marta Abba, la prima attrice di Teatro d’Arte, la compagnia da lui fondata nel 1925, si cali totalmente nella parte. E’ innamorato pazzo di lei, nonostante abbia 28 anni, lui 61. E’ il 1928 e loro al Politeama sono in cartellone per due settimane, dall’1 al 15 agosto. Lui la ammira dal buio delle quinte, le chiederebbe di amarlo, ma forse non osa. Lei gli ordina di portare a spasso il suo bulldog.

Succede qualcosa, tra loro, in quelle date al Politeama. Maturano l’idea di una fuga, un cambio radicale. Il 15 agosto, terminata l’ultima rappresentazione, un’opera di Ibsen, la Compagnia, improvvisamente, si scioglie. Dopo appena un mese, Marta e Luigi si trasferiscono insieme a Berlino, per cercare fortuna. Nel 1934 lui vincerà il Nobel per la Letteratura. Dopo due anni morirà, e solo allora lei sposerà un ricco americano: un matrimonio infelice, che finirà col divorzio. Ma quell’estate, al Politeama, Luigi e Marta avevano accarezzato il sogno di un’unione ideale, magica. Forse per questo impossibile: quella tra il maestro e la sua musa.

Puccini, la medaglia d’oro e quel mal di gola – E’ il 12 luglio 1922 quando Giacomo Puccini è al Politeama, perché Viareggio, dove abita da alcuni mesi, gli riconosce un tributo. Illica e Giacosa, suoi librettisti, sono morti da tre e sedici anni e Giacomo è stanco, ha pensato più volte di abbandonare la stesura della Turandot. La gola gli fa male, insistentemente, da un po’ di tempo. Mentre riceve la medaglia d’oro dal sindaco, accanto al direttore d’orchestra, e suo amico, Arturo Toscanini, l’autore di Tosca non immagina che un carcinoma alla laringe lo toglierà alla vita nel giro di due anni, dopo un’inutile radioterapia a Bruxelles. E che la Turandot andrà in scena incompiuta, nel 1926, alla Scala, interrotta da Toscanini là, dove lui la lascerà orfana.

Passano pochi anni. Nella penombra del palco, al Politeama, un uomo maturo, curvo, la barba e i capelli bianchi, piange. E’ Luigi Pirandello. “Si commemorava la morte di Giacomo Puccini. Pirandello sorrideva e piangeva”, ha ricordato il pittore Primo Conti, che dello scrittore siciliano fu amico e ritrattista.

La “triglia” di Lammermoor – E’ inizio Novecento e manca un’interprete per la Lucia di Lammermoor, l’opera di Gaetano Donizetti. Il Politeama non può annullare la data e viene chiamata, all’ultimo momento, in sostituzione, una giovane viareggina. Non è esperta del libretto, ma ha una bella voce. Tramanda la critica che un comprimario le suggerisce: “Ed ancor una quadriglia si avanza”. La ragazza, vedendo tre ballerini e non quattro, declama: “Ed ancor una triglia si avanza…”.

La rivolta contro la compagnia futurista di Marinetti – Il 17 giugno del 1931, Filippo Tommaso Marinetti, il papà del futurismo, è in tournée con il suo spettacolo “Simultanina”. Ma il “divertimento futurista”, con i suoi inni alla guerra e il disprezzo per la donna, disgusta Viareggio. I giornali riportano di una “violenta reazione del pubblico”, che costringe gli attori a saltare parti di copione e i portuali a formare un cordone sotto al palco, per evitare che il pubblico ci salga sopra.

Nenni, diciottenne, ferma la cavalleria. Ungaretti viene arrestato – Quella non è l’unica sommossa, come ricorda a ilfattoquotidiano.it Paolo Fornaciari, ex direttore del Centro Documentario Storico di Viareggio. Il 25 ottobre del 1909 al Politeama si tiene un comizio contro lo zar di Russia, invitato in Italia. Sul palco, un diciottenne infiamma il pubblico. E’ Pietro Nenni, futuro leader del Partito Socialista Italiano. La polizia irrompe: la cavalleria è schierata sul viale a mare e l’ufficiale minaccia di usarla. La tensione sale. Nenni media ed evita gli scontri: il pubblico, al grido di “abbasso lo zar assassino”, lascia il Politeama.

Il 20 settembre del 1914 è la volta di Giuseppe Ungaretti. Il poeta, 26 anni, partecipa a un comizio anarco-socialista. La discussione continua in un caffè, fuori dal teatro, ma la marcia reale, suonata dalla banda municipale, interrompe la chiacchierata. Si alzano tutti, a onorare il re, tranne Ungaretti. Resta seduto, c’è chi dice leggendo il giornale. Il poeta si fa un giorno di galera, con l’accusa di “vilipendio ai simboli dell’unità nazionale”.

Dal 1869, nel cuore della città – Sogni, amori, ambizioni e rivoluzioni sono passati tra le quinte del Politeama. Tra la Darsena, punteggiata dai veli neri delle vedove dei pescatori, e il viale a mare, costellato dagli ombrellini bianchi delle dame nei café chantant, a metà strada tra la Viareggio dei calafati e quella dei viveur, il Politeama sta, fin dal 1869, nel cuore della città.