Ogni giorno è più alto il muro di contrarietà al premio per i medici che tagliano le prestazioni. E il presidente dell’Inps Tito Boeri, che a marzo ne ha firmato l’introduzione, sembra ormai l’unico a escludere il passo indietro. Ancora ieri, ai microfoni del Fatto.it, aveva bollato tutta la questione come una “una polemica fondata sul nulla”, ma dopo l’Ordine dei medici, le associazioni degli invalidi, il ministro della Salute anche i sindacati insorgono contro la delibera che da marzo, per la prima volta, fissa tra i criteri di valutazione per la retribuzione di risultato dei medici la riduzione delle prestazioni di malattia e di revoche di invalidità civile rispetto a quelle oggi erogate dall’ente. Tanto che a questo punto il controverso incentivo – che in realtà è già in maturazione, perché previsto già a partire da quest’anno – potrebbe saltare del tutto per manifesta “indisponibilità” di medici e sindacati a chiudere accordi su questo, con l’Associazione nazionale dei medici Inps (Anmi) in testa.

Nel documento congiunto firmato dalla Fp Cgil, Cisl e Uil Pa le tre sigle confederali che stanno organizzando lo sciopero generale contro l’insufficienza di risorse del Fondo Sanitario 2019 si sono messe di traverso al “premio” Inps: chiedono infatti che sia stralciato dal Piano e che lo stesso sia “immediatamente rivisto”. Di più, si dichiarano si d’ora “indisponibili a collegare, in sede di definizione dell’ipotesi di CCNI Inps 2018-2020 relativo all’Area Medica, l’erogazione delle retribuzioni di risultato dei medici alla riduzione delle prestazioni di malattia e di invalidità civile”. Le ragioni sono le stesse denunciate dal sindacato interno all’ente (Anmi) e rilanciate poi con un post sul Fatto.it da Vittorio Agnoletto che oggi accoglie con soddisfazione la posizione dei sindacati: “non solo confermano quanto da noi pubblicamente denunciato, ma dichiarano di non accettarle e chiedono all’INPS di rivedere i criteri attraverso i quali vengono definite le performance  del personale medico che fanno scattare gli incentivi. Mi auguro che la direzione dell’INPS a questo punto ne prenda atto e modifichi immediatamente i criteri legati agli incentivi”.

E’ ferma opinione delle scriventi OO.SS. – si legge nella nota (scarica)  – che tale scelta sia lesiva dei principi di libertà e di indipendenza della professione medica; principi che, con specifico riferimento all’attività professionale, sono e debbono rimanere intangibili anche in costanza di un rapporto di lavoro subordinato. V’è inoltre il rischio che, orientando l’attività dei medici Inps, attraverso il riconoscimento di specifici premi di risultato, nella direzione di un generale contenimento delle prestazioni di malattia e di invalidità civile erogate dall’Istituto, vengano incentivati comportamenti contrari a quei principi di rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona cui l’attività professionale medica deve costantemente ispirarsi”. I sindacati contestano anche l’assunto dei pretesi risparmi che l’ente riuscirebbe conseguire riducendo le prestazioni: “Generalizzati interventi di riduzione del numero delle prestazioni erogate verosimilmente genererebbero un volume di contenzioso tale da non consentire il raggiungimento di quegli obiettivi di risparmio che è ragionevole ipotizzare abbiano ispirato le scelte compiute in sede di elaborazione del Piano della Performance”.

Parla di una “politica odiosa” attuata “sulle spalle della parte più debole del Paese” lUnione sindacale di base (Usb) che aggiunge la sua condanna al “moto spontaneo di ripulsa” nei confronti della scelta dell’Istituto: “Già nel 2014 la USB denunciava il tentativo di fare cassa negando il riconoscimento dell’invalidità civile, anche a seguito dell’inasprimento dei parametri per l’attribuzione del grado di disabilità e la negazione delle prestazioni, con la scusa di colpire gli abusi. Oggi in modo sfrontato l’INPS lega addirittura il premio di risultato agli obiettivi di contenimento della spesa, lanciando un messaggio inequivocabile a chi chiede prestazioni ed a chi è chiamato a riconoscerle”. E ancora: “Gli obiettivi produttivi ed economici dei medici INPS elencati nel Piano della Performance devono essere immediatamente cancellati, ma questo non basta: rispetto alla disabilità bisogna agire con giustizia e sensibilità sociale evitando d’imporre un rigore avulso dai riscontri oggettivi. In nome dei risparmi di spesa non si possono negare evidenti diritti”.