L’anticipo dei lavori di copertura dei parchi minerari, da terminare non più nel 2020 ma all’inizio dell’estate dell’anno prossimo. E poi la garanzia che all’aumento della produzione non corrispondano maggiori emissioni inquinanti. È attorno a questi due punti che si è concentrata la relazione del ministero dell’Ambiente arrivato sul tavolo di Luigi Di Maio “completo al 95 per cento”, come spiegato dal titolare Sergio Costa. Un passo in avanti importante, probabilmente decisivo sotto il profilo ambientale, per chiudere positivamente con AmInvestco, che ha dimostrato “ampie aperture”, apprende Ilfattoquotidiano.it da fonti vicine al dossier Ilva.

Attorno a due questioni, soprattutto. La prima – quella a più alto impatto sostanziale e comunicativo – riguarda un ulteriore anticipo nel termine del lavori di copertura dei parchi minerari, “colpevoli” delle nubi che si riversano sui quartieri più vicini all’impianto siderurgico di Taranto nelle giornate di vento forte provocando anche la chiusura delle scuole. Il colosso franco-indiano ArcelorMittal, capocordata degli acquirenti del siderurgico, è pronta a far di tutto per concludere i lavori (iniziati a gennaio e “al passo con i tempi”, ha spiegato l’azienda incaricata Cimolai ai sindacati nelle scorse ore) entro la prossima estate. Prima ancora di quel settembre ipotizzato negli scorsi giorni, che significherebbe stop a istituti scolastici chiusi in caso di wind days a partire dall’anno scolastico 2019/20. La chiusura era già stata anticipata, sotto la gestione del Mise da parte di Carlo Calenda, dal 2023 al 2020. Ora arriverebbe una nuova accelerazione di almeno 6 mesi. C’è poi un impegno ulteriore rispetto all’addendum concordato con i commissari straordinari nelle scorse settimane: non aumentare le emissioni inquinanti nel caso in cui la produzione dovesse lievitare oltre le 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, ritenute “sostenibili” dall’Arpa Puglia.

Ruota attorno a questi due punti la relazione arrivata sulla scrivania di Di Maio, che dopo il parere dell’Avvocatura di Stato aveva chiesto approfondimenti al ministero dell’Ambiente sulla proroga dei tempi intermedi del Piano ambientale decisi a gara in corso. Una relazione “completa per il 95%“, ha spiegato Costa al termine del Consiglio dei ministri. “C’è un piccolo passaggio che necessitava di ulteriore documentazione (dello stesso Mise, nda) che ho chiesto e ottenuto e che necessitano di un approfondimento. Ora il Mise può fare le sue valutazioni e a quel punto diventerà a seguire una valutazione di natura collegiale”.

Riparte quindi da qui la “settimana decisiva”, come l’ha definita il vicepremier nelle scorse ore spiegando che nei prossimi giorni verranno completati gli accertamenti. “Il problema è che il 15 settembre prossimo non finiscono solo i soldi, ma che gli indiani di Mittal entrano nell’Ilva visto che hanno un contratto già firmato: stiamo dunque lavorando per arrivare a quella data con un piano ambientale e occupazionale migliore”. Così se sotto il profilo dell’inquinamento ministero e azienda sembrano aver trovato un’intesa che soddisfa tutti, resta aperto il nodo degli esuberi. I sindacati e ArcelorMittal torneranno a incontrarsi mercoledì al ministero dello Sviluppo Economico, convocati da Di Maio dopo la proclamazione dello sciopero da parte di Fiom-Cgil, Uilm, Fim-Cisl e Usb per il prossimo 11 settembre.

Si riparte dal muro contro muro degli scorsi mesi, con i sindacati che insistono sulle tutele per tutti gli attuali 13.700 dipendenti. Arcelor ufficialmente non ha intenzione di andare oltre i 10.500 riassunti, ma ha ribadito nei giorni scorsi di non aver “mai chiuso le porte”. Di Maio mostra ottimismo: “Penso ci siano i presupposti per mandare avanti la trattativa. Noi vogliamo favorire le condizioni di una ripartenza”. Salvo brusche frenate, l’annullamento della gara ventilato nelle scorse settimane si allontana.