Il viadotto Morandi è il principale snodo autostradale di Genova. Collega il ponente al levante della città ed è percorso ogni giorno, tutto l’anno, da migliaia di automezzi e di auto. Per questo il crollo del ponte è una tragedia che piega la città ma che avrà conseguenze anche sull’economia e sui trasporti. Lo spiega uno degli inviati del Fatto, originario di Genova, Ferruccio Sansa. “Il porto di Genova è una delle più grandi industrie d’Italia, e con l’indotto dà lavoro circa 50mila persone e ha un pil di 10 miliardi”. Il ponte Morandi è caduto proprio sulla ferrovia che collega il porto alla pianura padana. “E senza ferrovia il porto non riuscirà a smaltire i 2milioni di container. Dopo il crollo il porto non riuscirà ad avere dei collegamenti adeguati. La Liguria ora è isolata. E Genova sarà tagliata fuori dai trasporti verso la bassa Lombardia, Piemonte e Francia, che sono alcuni dei suoi mercati principali. Questa è una tragedia che rischia di uccidere definitivamente un’economia già in grandissima crisi”.

Il presidente della regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci, nella serata di giovedì, hanno fatto il punto sulle contromisure che saranno adottate per fornire una risposta adeguata alle esigenze viabilistiche della città. La soluzione prevede la realizzazione di una nuova strada di scorrimento per il traffico pesante nelle aree Ilva di Genova Cornigliano. Inoltre sarà invertita la viabilità della rampa d’accesso all’autostrada a Genova in via Cornigliano, il Ponente di Genova sarà vietato al traffico pesante solo nelle ore di punta, entro circa un mese saranno riattivati i binari ferroviari per il traffico merci dal porto di Genova colpiti dal crollo e l’ex galleria ferroviaria del Campasso sarà riattivata. L’obiettivo del Comune di Genova è riaprire la direttrice stradale nord-sud in Val Polcevera lungo corso Perrone e un’altra strada minore appena sarà confermata la sicurezza della zona sottostante il ponte.

di Ferruccio Sansa e Giulia Zaccariello