Una donna incinta, che non potendo ottenere la maternità per non meglio precisati motivi, aveva chiesto le ferie si era sentita rispondere che se non si fosse presentata al lavoro al suo ritorno sarebbe stata destinata e servizi molto pesanti. C’è anche questa storia a raccontare le condizioni di lavoro di circa 300 lavoratori che venivano impiegati da alcune società cooperative finite nelle indagini della Guardia di finanza di Pavia. L’inchiesta ha portato a dodici arresti e al sequestro di beni mobili ed immobili per 15 milioni di euro sono stati eseguiti dalla Guardia di Finanza di Pavia nell’ambito di una indagine con al centro non solo una frode fiscale milionaria ma soprattutto lo sfruttamento dei lavoratori che sarebbero stati costretti a lavorare 12 ore al giorno senza riposi settimanali, ferie o aspettative retribuite. L’indagine ha stroncato un sistema basato sul “caporalato in un contesto organizzato, – ha spiegato il procuratore aggiunto pavese Mario Venditti nel corso di una conferenza stampa – in cui i lavoratori venivano reclutati non la mattina presto nelle piazze, come succede in altre zone d’Italia” ma “a chiamata, la sera prima, dai datori” i quali, per altro, avrebbero “dettato turni di lavoro massacranti“. Fenomeno “odioso, a cui è stato necessario porre un freno il prima possibile”, ha aggiunto il magistrato illustrando l’operazione “Negotium” che si è estesa in gran parte delle province lombarde ed anche, in Piemonte, Val D’Aosta, Emilia Romagna, Molise, Trentino, Veneto, Sardegna, Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

Le cooperative, secondo la ricostruzioni di inquirenti e investigatori, avrebbero prestato la loro opera all’interno di un’azienda logistica di Stradella (Pavia) che non è coinvolta nell’inchiesta. “I primi accertamenti, iniziati nel 2017, avevano fatto emergere l’esistenza di una società di lavoro interinale romena che operava con le varie cooperative per la ricerca e l’assunzione di manodopera non specializzata – ha spiegato il comandante delle Fiamme Gialle di Pavia, il colonnello Cesare Maragoni -. Approfondendo le dichiarazioni di circa 300 lavoratori (il loro numero è però destinato a salire, ndr.) abbiamo accertato che 40 società, pur rappresentate da persone diverse, in realtà erano riconducibili ad un unico gruppo che, avvalendosi di numerosi collaboratori, stabiliva chi poteva lavorare, chi doveva essere allontanato o impiegato in turni ed incarichi particolarmente gravosi in modo da essere costretto spesso a rinunciare”.  Infine è stata accertata un’evasione dell’Iva per 5,8 milioni di euro e l’omesso versamento di contributi previdenziali per circa 9,8 milioni con il meccanismo delle false compensazioni di imposta.

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