Raffaele Marra aveva lavorato ai fianchi Adriano Meloni “suggerendogli” il nome del fratello Renato per la direzione Turismo. Che a sua volta aveva “colto” il suggerimento e lo aveva richiesto alla sindaca. In particolare, l’allora capo del Personale, durante una riunione svoltasi il 26 ottobre 2016 con lo stesso ex assessore, con il suo capo staff Leonardo Costanzo e con il delegato Antonio De Santis – un’ora prima della chiusura dell’interpello – aveva segnalato una rosa di nomi al titolare della delega di Giunta e al suo braccio destro, ponendo l’accento sulla possibile candidatura di “MiniMarra” (come Meloni aveva già soprannominato in estate il fratello maggiore di Raffaele). Sarà lo stesso ex assessore a scrivere una e-mail ringraziando Marra di “avermelo segnalato”, a richiederne l’assegnazione al suo ufficio alla sindaca Raggi ed a tentare di difenderlo quando il clamore mediatico della “promozione” stipendiale travolse il Campidoglio (“l’assetto del dipartimento così è una bomba”, diceva per sms Meloni a Raggi).

E’ quanto emerge dall’esame dei testi avvenuto durante l’udienza del 24 luglio scorso del processo che vede imputata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, per falso documentale nell’intestazione della genitorialità della scelta di nominare, a fine 2016, Renato Marra capo della direzione Turismo. Nomina prima sospesa e poi congelata. L’udienza ha visto sfilare davanti al giudice Roberto Ranazzi proprio De Santis, Costanzo e Meloni, ovvero le tre persone presenti a quella riunione e destinatarie (o in copia) all’e-mail spedita successivamente da Meloni con i desiderata per la composizione dell’ufficio.

RENATO MARRA E MELONI AVEVANO GIA’ COLLABORATO: “NON AVREI SAPUTO CHI INDICARE” – Una giornata importante, che potrebbe aver fatto segnare un punto in favore della prima cittadina capitolina, anche se restano i dubbi. Il pm Francesco Dall’Olio, infatti, tende a dimostrare che Raffaele Marra abbia avuto parte attiva nella scelta del fratello Renato per la Direzione Turismo, nomina dalla quale “MiniMarra” avrebbe ottenuto un aumento di stipendio. Dall’altra parte, la tesi della difesa condotta dall’avvocato Alessandro Mancori, è che Raggi era all’oscuro dell’interferenza di Raffaele Marra in questo processo, come d’altronde asserito nelle controdeduzioni inviate all’ufficio anticorruzione del Campidoglio e quindi all’Anac. “Il nome di Marra – ha spiegato Costanzo – mi fu suggerito da Raffaele Marra. Io conoscevo Renato Marra perché allora era a capo del Gssu, che si occupava di repressione dell’abusivismo commerciale e ho avuto modo di lavorare con lui per due mesi. Mi sembrava una persona che si dava un gran da fare per combattere l’abusivismo e avevo un’opinione favorevole su di lui. Su due piedi mi sembrava strano per lui il ruolo di direttore del Turismo, poi mi convinsi che fosse la persona perfetta per quel ruolo”.

Versione confermata anche dall’ex assessore, che ha aggiunto: “In estate, ben prima dell’interpello, andammo a mangiare una pizza io, Costanzo e Renato Marra. Se non mi fosse stato suggerito il suo nome, non avrei saputo chi indicare, perché ero arrivato da poco e non conoscevo nessuno”. Resta il fatto che solo la richiesta di Renato Marra fu esaudita, mentre fu bocciata quella di lasciare al suo posto Silvana Sari e di non portargli il dirigente Michele Luciano. “Luciano era una persona difficile – ha spiegato Costanzo – mentre con Sari avevamo lavorato bene e sarebbe andata in pensione dopo 6 mesi”; quest’ultima, secondo Meloni, “era invisa al presidente della Commissione Commercio, Andrea Coia, mentre Renato Marra non aveva ricevuto opposizione da nessuno”.

L’EMAIL DI MELONI E LA SFURIATA DI RAGGI CON DE SANTIS – Rimane un punto critico per la difesa la posizione di Antonio De Santis, persona molto vicina alla sindaca. La informava delle riunioni che teneva? E della “indicazione” di Marra verso il fratello? Soprattutto, De Santis e la stessa Raggi erano coscienti che sarebbero andati ad aumentare lo stipendio di Renato? “La nostra priorità – ha raccontato De Santis al giudice – è che non diventasse vice comandante o comandante generale della Polizia Locale, sebbene fosse una persona stimata e stimabile. Lo ritenevamo poco opportuno”.

Successivamente alle polemiche per la nomina, De Santis ha ricordato di una telefonata ricevuta dalla Raggi “infuriata” con lui per questo motivo: “Lei mi chiese se sapevo che Renato Marra avrebbe avuto un aumento di stipendio. Le dissi di no e il giorno dopo informai di ciò Raffaele Marra, che mi rispose che la sindaca sapeva tutto anche perché le aveva mostrato il brogliaccio con tutti i nomi dei dirigenti in lizza per le varie nomine”. Quel brogliaccio, “una sorta di griglia con le varie caselle da occupare, lo aveva fatto Raffaele Marra. Su nessun nominativo era indicata la nuova fascia di retribuzione, ma trattandosi di nomine e promozioni la cosa era di fatto implicita. Io so per certo che nelle riunioni precedenti mai si parlò della fascia di stipendio di Renato Marra e che dopo quella telefonata fatta a me ebbi la percezione che la sindaca era fortemente risentita con Raffaele. Escludo anche che la sindaca conoscesse gli stipendi dei dirigenti e cosa avrebbe comportato una eventuale promozione”.

PROSSIMO TESTE GIAMPAOLETTI, RAGGI A FINE OTTOBRE – Secondo il crono programma abbozzato dal giudice Ranazzi, la sentenza dovrebbe arrivare il prossimo 9 novembre. Prima della pausa estiva, si andrà ancora in aula venerdì 27 luglio, con la deposizione di Franco Giampaoletti. Il processo riprenderà quindi il 5 ottobre quando verranno sentiti come testimoni Daniele Frongia, assessore allo sport del Comune, e il funzionario capitolino Gianluca Viggiano, all’epoca dei fatti ex vice responsabile del Personale. Il 19 ottobre toccherà a Maurizia Quattrone, responsabile dell’anticorruzione della Squadra mobile. Virginia Raggi dovrebbe essere sentita per ultima, il 25 o il 26 ottobre.