“Dio ha bisogno delle nostre mani per soccorrere”. In occasione del quinto anniversario della sua visita a Lampedusa, Papa Francesco ha celebrato una messa per i migranti. Nella Basilica di San Pietro a Roma erano presenti 200 persone, fra i quali stranieri da poco arrivati in Italia, volontari delle ong (tra cui quelli della spagnola Open Arms) e soccorritori. Nell’omelia il Pontefice ha ricordato l’appello “all’umana responsabilità” nel suo primo viaggio ufficiale in Sicilia, ribadendo che “purtroppo le risposte a questo appello, anche se generose, non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti”.

Un ringraziamento è andato a chi presta soccorso nel Mar Mediterraneo che si fermano “per salvare la vita del povero picchiato dai banditi, senza chiedergli chi fosse, la sua origine, i motivi del suo viaggio o i documenti: ha semplicemente deciso di prendere in carico e salvare la vita”, come nella parabola del buon samaritano. “Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo”, ha continuato, “ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti”. E a coloro che sono stati salvati, “voglio ribadire – ha aggiunto Francesco – la mia solidarietà e incoraggiamento, poiché conosco bene le tragedie dalle quali state scappando. Vi chiedo di continuare ad essere testimoni di speranza in un mondo sempre più preoccupato per il suo presente, con pochissima visione del futuro e riluttanza a condividere”. Ai migranti il pontefice ha chiesto di avere “rispetto per la cultura e le leggi del Paese che accoglie” per mettere in campo “congiuntamente un percorso di integrazione”. “Superare tutte le paure e le inquietudini”, è stato il suo appello.

C’è una “ipocrisia sterile di chi non vuole ‘sporcarsi le mani'”, ha continuato. “Si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti. Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia”.  La questione dei migranti ha bisogno di “una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata”. E ha concluso: “Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso”.