“In Italia pretendono che noi giovani ‘nasciamo imparati’. Si dimenticano che ogni esperto all’inizio era un principiante”. Mentre si racconta, la telecamera di Skype riprende Vitanna Costantino seduta sull’erba, fresca dei suoi trent’anni, ad Hyde Park, il più antico parco pubblico australiano. A vederla così giovane e solare, chissà quanti in Italia crederebbero che Vitanna è amministratrice delegata di una azienda da lei fondata. “In Italia, alla mia età non sarei mai riuscita a ottenere gli stessi risultati o per lo meno non così rapidamente”. Sono passati solo sei anni, infatti, da quando questa ragazza di Reggio Emilia si è trasferita a Sydney per fare una semplice esperienza dopo aver terminato gli studi in International business and law alla facoltà di Scienze della comunicazione e dell’economia a Reggio Emilia, proseguendo gli studi in Marketing and management. “Avevo iniziato un tirocinio in un’azienda di Reggio Emilia in vista della laurea dove seguivo attività di marketing e comunicazione. Mi piaceva molto e mi trovavo bene ma scelsi di partire, anche se mi avrebbero tenuta volentieri”. Chiedere un visto provvisorio come studente in Australia è impresa ben più facile rispetto che in America o Canada, così Vitanna decide di partire sulla scia di un impulso che le chiede di non fermarsi.

A sei anni da quel biglietto di sola andata, oggi Vitanna è anima e cuore di Vitti Consulting, agenzia di consulenza e marketing per le aziende italiane interessate ad espandersi e investire nel mercato australiano, un vero ponte di fiducia tra i due Paesi. Accanto a lei, i “fidati soci” Claudio Pellegrino e Rudy Adamelli. “Proponiamo Vitti Consulting come rappresentante di fiducia per le aziende italiane, guidando il loro percorso passo dopo passo, analizzando tutte le fasi del processo operativo necessario per l’ingresso in questo paese”.

Gli italiani di nuova generazione dichiarano apertamente di aver lasciato la bella Italia principalmente per sconforto e delusione

Ma come nasce la scelta di diventare consulente? Una domanda incuriosiva la giovane emiliana fin dai primi mesi del suo trasferimento: perché ogni anno milioni di persone vanno in Australia in cerca di fortuna? “Gli italiani di nuova generazione dichiarano apertamente di aver lasciato la bella Italia principalmente per sconforto e delusione sul piano socio-politico ed economico, in cerca quindi di cambiamenti, esperienze e realizzazione”. In tante le persone che hanno rivelato a Vitanna che, nonostante avessero un posto di lavoro fisso in Italia, hanno preferito preparare i bagagli ed emigrare. “Una buona fetta non parte con obiettivi chiari e precisi ma solamente con un grande spirito di adattamento, la voglia di migliorare l’inglese e perché no, di risparmiare e a fare investimenti per il proprio futuro”. È stato osservando gli italiani attorno a sé che Vitanna e i suoi 26 anni hanno iniziato a domandarsi cosa avrebbe potuto fare, nel suo piccolo, per aiutare i suoi connazionali che intendevano voltare pagina, proprio come lei.

“Qui in Australia ci sono davvero tante opportunità, in modo particolare per il Made in Italy, altamente apprezzato e imitato con scarso successo. Vitti Consulting nasce, quindi, con l’obiettivo di offrire nuovi orizzonti alle imprese italiane che vogliono confrontarsi con il mercato australiano”. E ripensando ai tanti italiani che in questi anni sono fuggiti dalla propria scrivania, la giovane neo australiana si permette di dare un consiglio ai loro ex datori di lavoro. “Non sottovalutate il valore delle persone, di collaboratori e dipendenti all’interno dell’azienda. È evidente che le aziende valorizzino ancora troppo poco il proprio capitale umano. Dipendenti soddisfatti, partecipi e coinvolti, in sintonia con le strategie aziendali, portano valore al business, quel valore aggiunto a cui spesso non diamo abbastanza attenzione”.

Io da qui sto facendo qualcosa per l’Italia per aiutare la svolta di alcune imprese italiane

Colloquio dopo colloquio, Vitanna ha iniziato a capire nuovi aspetti degli italiani. “Di certo non siamo un popolo di viaggiatori. Partendo da questo presupposto, credo si spieghi il forte sconforto che ci possa essere alla base della scelta di lasciare il proprio Paese. Si tratta soprattutto di famiglie che non riescono a vedere un futuro per i propri figli e, pur di cambiare vita e cercare una situazione più stabile e serena, sono disposte a imbattersi in procedure burocratiche costose e barriere linguistiche”.

Il pomeriggio è trascorso e Vitanna torna alla sua nuova casa, nel quartiere Surry Hills, vicino ad Hyde Park ma anche alle splendide spiagge di Sydney. Ad aspettarla il suo compagno, italiano anche lui ma conosciuto nella città australiana. “Mi supporta ogni giorno e condivide a pieno la scelta che ho intrapreso”. Per entrambi, il sogno non è tornare in Italia ma riuscire a vivere una vita tra Australia, dove stanno riuscendo a realizzarsi lavorativamente, e il Belpaese, dove vivono gli affetti più cari. “Ti capita che ti venga detto che gli italiani all’estero scappano lasciando affondare il loro Paese?”, viene da chiederle mentre entra nel suo bilocale al settimo piano. “Ma io da qui sto facendo qualcosa per l’Italia – dice Vitanna di getto – per aiutare la svolta di alcune imprese italiane”. Poi si ferma, colta da una malinconica certezza. “Che poi, se l’Italia fosse un Paese più promettente e più stabile, il buon 90% degli italiani emigrati all’estero tornerebbero a casa oggi stesso, senza ombra di dubbio”.