“L’eurozona ha bisogno di creare delle procedure per affrontare in maniera ordinata la possibile insolvenza (ovvero il fallimento) di uno Stato e l’eventuale recesso di uno Stato dall’eurozona”. Questa frase è contenuta in un documento ufficiale firmato solo qualche giorno fa da 154 influenti economisti tedeschi contro le proposte di riforma dell’eurozona da parte del presidente francese Emmanuel Macron.

Da parecchio tempo – e in particolare da quando l’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, nel pieno della crisi dell’euro, propose che la Grecia lasciasse l’eurozona – i politici e gli economisti tedeschi discutono ufficialmente della necessità di un “piano b” per l’eurozona: questo piano dovrebbe prevedere la possibilità da parte di uno Stato di uscire dall’euro in modo ordinato cosicché il governo tedesco non debba sopportare nessun costo per salvarlo. Nella loro logica anti-cooperativa e assolutamente miope, i governi tedeschi sono coerenti.

La Germania fa sfacciatamente i suoi interessi nazionalistici. Da sempre vota apertamente contro le manovre di espansione monetaria promosse da Mario Draghi, presidente della Bce, per “salvare l’euro”. Da sempre dimostra di non avere la minima paura di arrivare a provocare la rottura dell’eurozona qualora i Paesi dell’euro non si allineino alle sue direttive di assurda austerità monetaria e fiscale.

In Italia, invece, siamo ammalati di europeismo “senza se e senza ma” e ci siamo dimenticati di difendere i legittimi interessi nazionali e gli interessi dei cittadini e delle imprese italiane. Abbiamo ceduto la nostra sovranità – che non è una brutta parola ma che significa capacità decisionale, ovvero la base della democrazia – a uno Stato estero che governa tra l’altro una economia e una finanza che competono con le nostre imprese e con le nostre banche. Finora i governi italiani si sono finora inchinati ai diktat tedeschi con il pretesto del mito dell’Europa unita.

Non occorre però essere dei fanatici nazionalisti per augurarsi che anche l’Italia cominci a salvaguardare il suo interesse nazionale! Invece ci siamo impiccati da soli alla corda dell’europeismo: l’esempio più clamoroso è quello che del rifiuto da parte del presidente della Repubblica di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia. Quale il motivo apparente? L’economista italiano avrebbe la gravissima colpa di avere affermato (più che giustamente) che bisogna prepararsi alla crisi dell’euro, che la moneta unica non funziona, anzi funziona male per l’Italia e bene solo per la Germania, la quale comanda come vuole.

Io credo che l’uscita unilaterale dell’Italia dall’euro sarebbe l’inizio di una nuova dura crisi e avrebbe un esito molto incerto. L’alternativa di gran lunga migliore, a mio parere, è che lo Stato emetta una moneta fiscale complementare all’euro rispettando i vincoli dell’eurozona. Ma ritengo anche che ragionare sul piano b, cioè su come affrontare la possibile (e forse probabile) rottura dell’euro sia indispensabile.

Sul piano formale non posso esprimermi, ma sul piano sostanziale a mio parere il Presidente ha fatto male e ha esercitato i suoi poteri in maniera esorbitante. Occorre una svolta decisa nei confronti di Berlino e dell’eurozona, anche se la strada è rischiosa e pericolosa. Se continueremo a seguire le politiche di austerità euro-tedesche la crisi italiana è sicura. Tutta la stampa finanziaria internazionale spiega che la moneta unica è fragile, che funziona male e che l’eurozona potrebbe spaccarsi alla prima crisi finanziaria. La Germania comanda (male) la Ue. Infischiandosene delle regole europee, la Germania ha un saldo commerciale positivo del 9% sul Pil, e questo danneggia ovviamente i partner europei. Ma la Commissione Ue non osa fiatare. Durante la crisi, lo Stato tedesco ha finanziato le sue banche con soldi pubblici per 250 miliardi di euro, ma poi ha cercato di impedire a noi di impiegare pochi miliardi per salvare le nostre banche e i nostri risparmiatori. Tuttavia il presidente Sergio Mattarella boccia Savona perché è critico sull’euro e non vuole subordinarsi a uno Stato straniero che ha già massacrato la Grecia (e che ora rifiuta l’Europa solidale di Emmanuel Macron!).

Probabilmente il governo giallo-verde (sul quale personalmente sono assai critico) non avrebbe resistito a lungo perché il suo programma e i due partiti di fatto alleati sono troppo contraddittori. La flat tax fa a pugni con il reddito di cittadinanza. Ma rifiutare di fare nascere un governo legittimato dal voto di milioni di italiani solo perché non è allineato con Berlino è stato molto ma molto più che un errore. Il massimo garante dell’unità nazionale di fatto ha diviso l’Italia. Ora il rischio è che il Paese sia gettano nel caos. Forse qualcuno crede che Carlo Cottarelli, pur santificato da tutta la grande stampa italiana, risolva il problema del debito pubblico? Così la speculazione si scatena e non si placa. La vera domanda è: chi è il vero sovrano in Italia? Il popolo – come afferma la Carta costituzionale – o il governo tedesco e la grande finanza che specula sullo spread? La risposta ai lettori e poi, magari, di nuovo agli elettori.