Per il consiglio regionale dell’Abruzzo il presidente Luciano D’Alfonso, da più di due mesi anche senatore della Repubblica, può mantenere entrambi gli incarichi perché non è “incompatibile“. Esiste un articolo della Costituzione (il 122) che enuncia chiaramente l’impossibilità di essere sia componente di una giunta regionale sia parlamentare, ma non la pensa così l’assemblea abruzzese che, a maggioranza, con un solo voto di scarto, ha confermato che D’Alfonso per il momento può rimanere lì, sia governatore sia eletto di Palazzo Madama, perché “lo status ufficiale di senatore” scatta solo dopo la convalida da parte della Giunta per le elezioni del Senato. Il consiglio regionale ha confermato una prima pronuncia, del tutto analoga, della giunta per le elezioni della Regione Abruzzo, composta dai capigruppo. D’Alfonso è uno degli 11 parlamentari ritenuti “incompatibili” da una ricerca di OpenPolis.

In consiglio è finita 16 a 15: hanno inciso i tre sì (all’incompatibilità) di esponenti di maggioranza di centrosinistra che hanno votato con le opposizioni: i due assessori uscenti della giunta, Donato Di Matteo (ex Pd, ora Regione Facile) e Andrea Gerosolimo (Abruzzo Civico) e il consigliere di maggioranza Mario Olivieri, anche lui esponente di Abruzzo Civico. Ha destato la reazione polemica di M5s e centrodestra il no del presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, che, secondo le opposizioni ha cambiato posizione rispetto all’astensione nella riunione della giunta per le elezioni. Da qui la decisione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti di Di Pangrazio annunciata dal capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri. Di risposta, Di Pangrazio ha detto che la sua prerogativa “non è quella di stare attaccato alla poltrona ma di gestire nel migliore dei modi il Consiglio regionale. Il presidente ha titolo a dire la sua perché è anche consigliere regionale”. Il voto del presidente del Consiglio regionale ha generato anche un vivace scontro dai banchi delle opposizioni. “Giuda” lo ha apostrofato il consigliere di Forza Italia, Mauro Febbo. Poi applausi ironici accompagnati da “buu” e “vergogna”.

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