La società del presidente dei costruttori bloccata dall’interdittiva antimafia. Succede a Catanzaro, dove la prefetta Francesca Ferrandino ha preso la decisione dopo tre accessi in tre cantieri della città (Parco Gaslini, Città della Scienza di Taverna e manutenzione al Palazzo Inps). L’interdittiva è scattata in particolare dopo che in un’inchiesta sono emersi contatti tra la Caruso Costruzioni, società di Alessandro Caruso (presidente locale dell’Ance) e i clan di Isola Capo Rizzuto e di Cutro. La notizia è apparsa su catanzaroinforma.it. L’impresa del presidente dell’Ance (che potrà ricorrere al Tar contro l’interdizione) aveva ricevuto il parere favorevole del ministero delle Infrastrutture per i lavori del nuovo Palazzo di Giustizia di Locri e ha vinto l’appalto per la ristrutturazione della questura di Catanzaro per un valore di circa un milione e 600mila euro (nelle forniture compare anche la Bova Rosanna Srl, anche questa interdetta). Secondo la prefettura per l’impresa si profila “una condizione di potenziale asservimento (o comunque condizionamento) rispetto alla criminalità organizzata”. “Emergono – si legge – concreti e attuali elementi da cui risulta che l’attività d’impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata”.

La prefettura ha preso atto delle informative della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza. Dagli atti sono emersi tra l’altro i rapporti tra la Caruso e la Iple, confiscata a febbraio il cui amministratore è Aurelia Liparota, moglie di Salvatore Scarpino definito un “personaggio legato alle cosche di Cutro il cui leader è Nicolino Grande Aracri”. Scarpino è stato condannato in primo grado dal tribunale di Crotone a 10 anni per associazione mafiosa perché ritenuto affiliato alla consorteria cutrese per conto della quale “si impegna in operazioni finanziarie, bancarie e investimenti commerciali”. Sempre Scarpino, inoltre, secondo gli inquirenti, mantiene “contatti diretti e frequenti con il capo locale Nicolino Grande Aracri e si pone come intermediario fra questi ed altri soggetti estranei all’associazione”.

Tra le imprese fornitrici di beni e servizi alla Caruso Costruzioni, tra l’altro, compaiono società che la prefettura di Catanzaro non ha voluto iscrivere nella “white list” di aziende non soggette ad infiltrazioni mafiose (come la Eurobitume), società già interdette come Laterizi Archinà, Sud Edilferro e Cal.Bin.In, controllata dalla famiglia Lobello e in rapporti con la cosca di Cutro.

Non solo. Il nome della Caruso Costruzioni è finito anche nei verbali del pentito Santo Mirarchi, un tempo braccio operativo della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. Ai magistrati il collaboratore di giustizia ha riferito di aver ricevuto dal clan “un elenco delle imprese nei confronti delle quali porre in essere atti intimidatori, nonché un elenco di altre imprese definite ‘intoccabili’ perché “erano sotto la nostra protezione”. Tra queste, secondo Mirarchi citato dall’interdittiva, c’era proprio la Caruso.

 

Aggiornamento del 6 novembre 2018

La seconda sezione del Tribunale di Catanzaro ha disposto la sospensione del provvedimento emesso a maggio dalla prefettura che aveva interdetto la “Caruso costruzioni Spa”

Nelle scorse settimane, infatti, su richiesta dei legali della Caruso costruzioni, il Tribunale ha disposto il controllo giudiziario dell’impresa edile guidata dall’ex presidente di Ance Catanzaro Alessandro Caruso.

In una nota l’azienda scrive che la “Caruso Costruzioni S.p.a. si è sottoposta a tale misura volontariamente, riponendo massima fiducia nella giustizia e con la certezza di poter dimostrare la propria assoluta estraneità alla vicenda”.

In attesa che il Tar si pronunci nel merito del ricorso presentato dalla Caruso costruzioni contro l’interdittiva antimafia disposta dalla prefettura in seguito a quanto emerso nell’inchiesta “Jonny” e dai verbali del pentito Santo Mirarchi, il Tribunale ha nominato un giudice delegato e un amministratore giudiziario. Quest’ultimo, ogni due mesi, “dovrà riferire – è scritto nel provvedimento – al giudice delegato e al pubblico ministero sul controllo della società nonché su ogni situazione che possa costituire o apparire quale tentativo di infiltrazione o condizionamento mafioso della società”.

“La Caruso Costruzioni – è scritto nella nota – resta quindi in attesa degli esiti del processo amministrativo,  proseguendo regolarmente con le proprie attività, confidando nel controllo giudiziario e nella prosecuzione del percorso positivo già intrapreso dai giudici”.