Dicembre 2015. Campagna per le primarie del partito Repubblicano. Il medico personale di Donald Trump Harold Bornstein rilascia una lettera alla stampa in cui certifica lo “straordinario” stato di salute del futuro presidente degli Stati Uniti d’America. Ma ora, a distanza di più di due anni, si scopre che quella lettera era falsa. O meglio, che fu lo stesso Trump a dettarla al suo medico. Parola per parola.

“Negli ultimi dodici mesi, ha perso almeno quindici chili. La sua forza fisica e la sua resistenza sono eccellenti”, si legge nel certificato del 2015, pubblicato dopo un report di Politico in cui si evidenziava la passione del tycoon per i cibi grassi e la sua ostilità nel rilasciare un rapporto medico. “Se il signor Trump sarà eletto, posso affermare in modo inequivocabile che sarà l’individuo più sano mai eletto presidente“. Tutte parole che il dottor Bornstein non ha mai scritto di suo pugno. “Fu lui a dettare l’intera lettera. Non l’ho stilata io”, ha raccontato il medico alla Cnn.

Ma non è tutto. Nel febbraio 2017 Bornstein raccontò al New York Times che il tycoon era solito assumere un farmaco per la crescita dei capelli. Subito dopo, ha rivelato ora il medico, tre collaboratori del presidente fecero un blitz nel suo studio di Manhattan per prendere tutti i documenti medici riguardanti l’inquilino della Casa Bianca, da quelli manoscritti ai risultati di laboratorio. L’azione fu compiuta da Keith Schiller, la guardia del corpo di Trump, Alan Garten, avvocato della Trump Organization, e un terzo uomo che Bornstein non riuscì a riconoscere. Un “raid” – così è stato definito dal dottore – che lo ha fatto sentire “violentato, terrorizzato e triste”. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha negato che si sia trattato di un “raid” e ha sostenuto che i documenti sono stati rimossi dall’unità medica della Casa Bianca. Una procedura standard – questa – che viene eseguita quando si viene eletti e il monitoraggio dello stato di salute del neo-presidente passa a un nuovo specialista. Sanders non ha spiegato però perché all’intervento nello studio di Bornstein ci fosse anche Schiller, che non fa parte dell’unità medica.