“Ho rispetto per il momento del Pd, per la Direzione nazionale di domani, ma a questo punto per noi finisce qui“. Dopo aver chiuso il “forno” della Lega, Luigi Di Maio considera concluso ogni dialogo anche con il Partito democratico. A 72 ore dall’intervista a Fabio Fazio con cui Matteo Renzi aveva “bruciato” la direzione del suo partito, rilanciando il suo parere contrario al dialogo con il Movimento 5 stelle, il capo politico dei pentastellati sceglie un altro salotto televisivo per rispondere all’ex premier: quello di Porta a Porta.

“Davanti al presidente Roberto Fico non solo Maurizio Martina, ma anche Graziano Delrio e Andrea Marcucci, due renzianissimi, hanno dato la loro disponibilità al dialogo, chiedendo di attendere l’esito della Direzione nazionale del Pd, poi Renzi va da Fazio e fa saltare tutto”, dice l’aspirante premier che definisce l’intervista dell’ex segretario dem come “un atto di sabotaggio bello e buono: come faccio ad aspettare una direzione in cui l’azionista di maggioranza ha già deciso? Se ho sbagliato qualcosa è stato perché ho deciso di seguire un percorso lineare dando atto alla richiesta del Pd di attendere le decisioni della direzione”.

E visto che Di Maio considera ormai chiuso ogni dialogo con i dem torna ad attaccare il Pd. E lo fa citando anche la  base del M5s, quella che si era detta contraria a qualsiasi interlocuzione con i dem. “A me è costato molto” – dice  – offrire un contratto di governo al Pd, ma “il mio obiettivo era dare un governo al Paese. Mi è costato perchè quello che pensavo del Pd lo penso tuttora. Secondo conosco i problemi del Pd e poi molti nostri attivisti e amministratori stanno combattendo il Pd nei territori”.

Già in giornata il leader pentastellato aveva consumato la definitiva rottura – anche nei toni – con Matteo Salvini: da Bruno Vespa, quindi, è tornato a chiedere il ritorno alle urne. “Votiamo il prima possibile – dice –  Ci vogliono 55 giorni dallo scioglimento delle Camere: votiamo anche a fine giugno, alla prima occasione utile”. Un’ipotesi che, però, secondo diversi retroscena non piace al presidente Sergio Mattarella. “Portare gli italiani a votare nel 2019 o tra 6 o 7 mesi – sostiene Di Maio- sarebbe assurdo. Per quanto mi riguarda se non si può votare a giugno andiamo a votare il prima possibile. Anche a fine giugno, alla prima occasione utile”.

Il Quirinale, però, non vede di buon occhio neanche il ritorno alle urne in autunno, per due motivi. Intanto perché il risultato elettorale sarebbe con ogni probabilità simile a quello attuale. E poi anche se i partiti riuscissero a mettere insieme una maggioranza, non ci sarebbero i tempi per fare la legge di Stabilità. Scatterebbe il combinato disposto di esercizio provvisorio di bilancio senza alcun governo. Per questo motivo negli ultimi giorni è tornata di moda l’opzione di un esecutivo di scopo. Lo stesso Renzi in tv si era detto disponibile ad appoggiare un governo che vari una nuova legge elettorale “Un governo sostenuto da tutti? Io sono stato sempre chiaro con il Quirinale – spiega il leader pentastellato –  Il M5s può arrivare fino ad un certo punto, ma oltre quel punto no. Governi tecnici, istituzionali o di scopo noi li abbiamo sempre combattuti perchè sono governi per tirare a campare. E per gli italiani tirare campare sarebbe un dramma”.