Il Movimento 5 stelle insiste, rilancia l’offerta e chiede “un atto di responsabilità“. Prima i renziani e poi il segretario reggente del Pd Maurizio Martina rispondono che “così il confronto è impossibile“. Loro ri-rispondono: “Non strumentalizzino e sediamoci intorno a un tavolo”. Non c’è solo la ricerca delle intese verso la formazione di un esecutivo, ma pure la guerra dentro al Partito democratico che non trova una linea condivisa e assiste ormai al tutti contro tutti: Andrea Orlando attacca Matteo Renzi (“Lasci lavorare Martina”), gli risponde il renzianissimo Michele Anzaldi (“Vuole che si ritiri a vita privata”). Unica soluzione per ora: convocare l’assemblea dei gruppi martedì 10 aprile alle 18 al Nazareno. Ordine del giorno: situazione politica. E potrebbe essere un debole tentativo per ridiscutere la linea interna. Quando sembra ormai troppo tardi per trovare una soluzione, Martina in serata dichiara: “Chiedo di fermare discussioni e polemiche sbagliate e di rimanere concentrati sul nostro lavoro. Continuo a pensare che al Pd non servano conte interne e penso che l’Assemblea debba essere il momento della consapevolezza e del rilancio. Chiedo unità e offro collegialità, perché abbiamo bisogno di questo e non di dividerci. Penso che lealtà e autonomia siano impegni essenziali per chi deve guidare una comunità. Il tema non è un reggente o un candidato, ma il futuro del nostro progetto. Quindi prima di tutto le idee”.

Toninelli e Martina cercano un dialogo – M5s: “Siano responsabili”. Il dem: “Ambigui, impossibile”. Ma loro: “Parliamone”
Dopo l’offerta dei 5 stelle, esplicitata al termine delle consultazioni con il Colle, è stato il capogruppo M5s al Senato Danilo Toninelli a rivolgersi direttamente al reggente Martina: “Con lui”, ha detto in diretta ad Agorà su Rai3, “abbiamo dialogato nella costituzione dei presidenti di Camera e Senato e degli uffici di presidenza. A lui chiediamo un atto di responsabilità. Perché è un’opportunità che gli stiamo dando”. Un invito al quale però ha anche aggiunto: “Il Pd ha la responsabilità del fallimento delle politiche degli ultimi cinque anni e di aver approvato una legge elettorale che ha portato a questo stato di caos”. Ed è proprio questo punto che ha provocato la risposta di Martina: “Leggo che il capogruppo al Senato del Movimento 5 stelle ritiene il Pd responsabile del fallimento delle politiche di questi anni. È chiaro che queste parole dimostrano l’impossibilità di un confronto con noi“. E ancora: “Finiscano con i tatticismi esasperati, con la logica ambigua dei due forni come se non contassero nulla i programmi e la coerenza ideale, e dicano chiaro se sono in grado di assumersi una qualche responsabilità verso il Paese”. Ma i 5 stelle insistono ancora: “Il Pd non strumentalizzi il senso delle mie parole”, ha detto Toninelli, “e non cerchi pretesti. Abbiamo idee differenti ed è evidente che la nostra visione critica sull’operato del governo del Pd in questi anni resta” ma “per il bene del Paese il M5s chiede sinceramente al Pd di metterci intorno ad un tavolo”.

La guerra dentro il Pd: Orlando contro Anzaldi
A questo punto bisognerà vedere quanto e quale linea deciderà di tenere il Pd. Ieri, subito dopo le consultazioni e la proposta di Luigi Di Maio, Matteo Renzi ha riunito i suoi, facendo subito trapelare che non ci sarà nessun incontro con i 5 stelle. Ma non tutti dentro il partito sono d’accordo. Ad essere contestata è soprattutto l’attività dell’ex premier, che si è dimesso da segretario ma continua a indirizzare le scelte della sua corrente, e quindi, quelle della maggioranza dei gruppi parlamentari dem. Durissime le parole del ministro della Giustizia uscente, Andrea Orlando, leader della minoranza dem: “Renzi deve decidere: se ritiene che la colpa della sconfitta non sia sua, ma mia o dei cambiamenti climatici ritiri le dimissioni. Se invece si assume una quota significativa di responsabilità, la cui conseguenza sono le dimissioni, deve consentire a chi ha avuto l’incarico pro tempore di esercitarlo, altrimenti non riparte l’iniziativa e la ripresa dei rapporti del Pd con la società”. Tradotto: è Martina che deve radunare i big del partito e decidere se interloquire con i pentastellati o meno. Ma Orlando ha commentato anche la riunione dei renziani nel centro di Roma: “Bisogna fare chiarezza e l’episodio di ieri credo non contribuisca ad andare in questa direzione”. Poco dopo c’è stato uno scambio di botta e risposta su Twitter tra lo stesso Orlando e il deputato renziano Michele Anzaldi: “Orlando”, ha scritto Anzaldi, “vorrebbe per Renzi ritiro a vita privata, come lo vorrebbero Di Maio, Salvini, Berlusconi, Bersani. Perché la classe politica ha così paura? Davvero il leader che ha ricevuto milioni di voti alle elezioni non deve avere diritto di esprimere idee e opinioni, come senatore e cittadino?”. Orlando gli ha replicato: “Assolutamente no. Credo però che convocare 3/4 della delegazione che è andata al Quirinale senza il segretario reggente produca un messaggio ben preciso che sono certo non ti sfuggirà”.

Delrio (per ora) chiude: “Non vogliamo il potere ad ogni costo”
La partita è molto difficile. Il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio, in passato molto vicino a Renzi e tra i presenti del summit di via Venento negli uffici della famiglia di Andrea Marcucci, ha chiuso a ogni possibilità di dialogo: “Quando Di Maio dice: ‘O voi o la Lega‘, sta dicendo che non ha un’idea di Paese”, commenta l’ex sottosegretaro a Radio Anch’io. “Cosa serve davvero all’Italia? Non c’è un problema personale. Di Maio fa la stessa offerta a noi e alla Lega. E a voi sembra che noi e la Lega abbiamo la stessa idea di paese? Di Maio ha ricevuto un mandato dagli elettori che non era il mandato a governare con noi. Il M5s ci ha criticato per tutti questi anni. Noi vogliamo essere seri. Loro hanno idee diverse da noi. È una questione di serietà. Non vogliamo prescindere dal merito per arrivare al potere ad ogni costo”.