Gli occhi dolci della Berti per lo chef dagli occhi verdi
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ha già fatto partire una petizione per dimezzare la durata delle esterne, che sembrano sempre di più la novella dello stento che dura tanto tempo. Seddiovuole è l’ultima: ai Navigli, per farla breve, in una delle zone che andrebbero fotografate e schiacciate in faccia a chi fa la bocca storta quando parla di Milano, Orietta con delle zeppe ai piedi alte così, la Tatona di Sora, Davide Quellolà e Tombolini cucinano al Lume, dello chef Luigi Taglienti, una stella Michelin. I quattro devono fare un piatto che possa essere degno di entrare in un menù fatto di opere d’arte, nell’aspetto, nell’alta qualità degli ingredienti, nei dettagli al limite del puntinismo. Mentre la Berti si innamora dello chef Taglienti (tutte le volte che fa gli occhi dolci a un figo, si giustifica che “ha gli occhi verdi come Osvaldo“), la Tatona fischia una volta sola come sa fare lei, con la lingua e i denti.

Si parte da una zuppetta di Davide con scampo, seppia, gallinella, ma con un po’ di spezie per contaminarla con la cucina thai che raccoglie molti complimenti. Complimenti anche per Tombolini con coniglio e gambero di fiume: “Sembra un cibo di altissimo livello. Per gatti” (Bastianich), la Tatangelo porta un pesce cotto alla grande ma la salsa è troppo dolce (“per le fette biscottate alla mattina”, Barbieri), infine Oriettona serve dei bocconcini di vitello e agnello con le verdure e formaggio che sembravano un piatto da tinello di casa e invece ai giudici ha fatto lo stesso effetto che ha fatto a lei: ha dovuto fare dosi piccole perché le piaceva così tanto che continuava ad assaggiarlo. Nel menù di Lume finisce il piatto di Davide, Da Napoli a Bangkok, l’unico con personalità e con uno scampo non pulito. Ma è lui il primo finalista.

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