Bagarre a L’Aria che Tira (La7) tra il deputato Pd, David Ermini, e Marco Guzzi, poeta e filosofo. A dare il la al dibattito è Guzzi, che menziona un’indagine europea secondo cui in Italia i giovani dai 18 ai 34 anni hanno una sfiducia totale nei confronti della classe politica per il 94%. E aggiunge: “Lo stesso Prodi in un articolo scrisse che l’Ulivo mondiale aveva fallito perché aveva fatto le medesime politiche dei conservatori, cioè aveva promosso il neo-liberismo che poi è materialismo. Domina il denaro, dominano i ricchi. Il M5S ha successo perché come prima cosa che ha segnalato al mondo è che il denaro non deve dominare la vita, né la politica. Si può fare politica con niente, con due soldi o comunque senza finanziatori miliardari. Si può fare politica senza essere ricchi”. “Ma a lei chi paga lo stipendio?”, insorge Ermini. Guzzi prosegue: “I fenomeni di corruzione continua che hanno toccato i partiti di questa Repubblica sono determinati dal fatto che il denaro conta troppo per voi”. “Per me?” – ribatte Ermini – “Ma come si permette? Che dice? Lei quanta guadagna al mese, professore?”. Guzzi risponde: “Zero. Faccio il 95% delle mie cose gratis, compresa questa”. “Scusi, che professore è allora?”, chiede il deputato dem. “Se vuole sapere come campo, le parlo in privato” – replica il filosofo – “Ci dica lei quanto guadagna. Io sto parlando di soldi pubblici. Ho un corso universitario all’Università Lateranense e guadagno 500 euro al mese“. “Quindi, lei vive con 500 euro al mese”, commenta Ermini. “Sì, vivo con poco” – ribadisce Guzzi – “Io nella mia vita ho fatto delle scelte”. “Non è possibile accusare gli altri di pensare ai soldi” – controbatte il parlamentare Pd – “perché non è vero. Tolto il contributo che do al partito, in tasca mia entra molto meno di quanto prende un grillino“. E Guzzi riafferma: “I 5 Stella hanno dimostrato all’Italia e al mondo che si può fare politica con pochissimi soldi, senza finanziatori miliardari. Questo è un novum nella storia della democrazia”. “Poi però non presentano i bilanci“, commenta Ermini