Nella città di Napoli, capoluogo della regione d’Italia in cui si vive mediamente fino a quattro anni di meno che al Nord, ci sono dei genitori che stanno combattendo una straordinaria battaglia di civiltà. Queste famiglie stanno chiedendo da tempo, inascoltate, che vengano ripresi gli interventi di trapianto di cuore per i bambini delle nostre terre.

Dafne è la mamma di Massimo, l’ultimo trapiantato sopravvissuto, della Campania. Per suo figlio e per i bambini che verranno Dafne ed altri genitori stanno implorando, interrogando e  lottando in modo non violento perché esigono che la politica regionale faccia qualcosa.

In realtà qualcosa la regione e il suo presidente Vincenzo De Luca lo hanno già fatto interrompendo sine die gli interventi di trapianti di cuore pediatrici. A dire il vero chi doveva, segnatamente il presidente De Luca, monitorare e riattivare i trapianti ed i percorsi di cura necessari per i nostri bambini ammalati di cuore, continua ad agire ignorando Massimo e le altre famiglie.

Dafne è giunta al settimo giorno di sciopero della fame. Dafne è una donna determinata come solo le madri che condividono la sofferenza dei propri figli sanno essere. Con lei altri genitori chiedono al presidente Sergio Mattarella un intervento autorevole per ricordare al governatore che Napoli al record dei disoccupati (oltre 113.000) non vuole aggiungere altre vergogne.

Io sto con Dafne, con suo figlio e con gli altri bambini per i quali non possiamo accettare che l’Italia continui ad essere un paese spezzato in due.

Presidente Mattarella, capisco perfettamente in che situazione complicata Lei ora si trovi ma, la prego, trovi il tempo di ricordare a chi ha responsabilità politiche ed istituzionali che la salute dei nostri figli ammalati è molto più importante dell’elezione del proprio figlio.

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