Il cadavere di un anziano, Emilio Quinto, 87 anni, è stato trovato stamani in una voragine che si è aperta da tempo in via Berno, sulle alture di San Fruttuoso, a Genova. La segnalazione del corpo è stata fatta da alcuni abitanti della zona. Al fianco della recinzione che delimita l’area dove si trova il cadavere è stato trovato un paio di ciabatte che potrebbero appartenere all’uomo morto.

La polizia ipotizza che l’uomo possa essere caduto nella voragine, profonda circa tre metri, a causa di un malore. La voragine risalirebbe ai giorni dell’alluvione del 2016 anche se già negli anni precedenti in quel tratto di via Berno, strada costruita ai margini della tombinatura del rio delle Rovare, c’erano stati dei cedimenti dell’asfalto. La procura ha aperto un’indagine con l’ipotesi di omicidio colposo a carico di ignoti. L’anziano potrebbe essere uscito da casa per chiedere aiuto dopo essersi sentito male e una volta in strada è caduto nella voragine transennata. L’indagine sulla tragedia è condotta dalla squadra mobile. La salma dell’anziano è stata prelevata dai vigili del fuoco. L’area della voragine è stata sequestrata.

A partire dal 2000 si sono registrate battaglie legali al Tar tra privati e Comune di Genova sulla situazione di pericolo di via Berno, una strada privata realizzata alcuni decenni fa attraverso la “tombinatura” del rio Rovare. Una causa riguarda il ricorso di una cittadina presentato nel settembre 2000 contro il Comune di Genova e nei confronti del consorzio utenti di via Berno e di un condominio della stessa via, chiedendo l’annullamento del “provvedimento di ricostruzione del tratto di canalizzazione per eliminare il pericolo per l’incolumità pubblica e privata”. Il Tar della Liguria aveva respinto la richiesta di sospensiva, poi la ricorrente non aveva proseguito la causa e il Tar aveva dichiarato chiusa la lite con atto depositato nel febbraio del 2012.

Nel 2014, invece, la stessa ricorrente della causa precedente assieme ad altri due privati aveva presentato un nuovo ricorso al Tar contro il Comune di Genova, per annullare la determina dirigenziale del 2013 con la quale è stato pronunciato decreto di esproprio, con l’imposizione di servitù di sottosuolo in favore del Comune di Genova di un tratto di via Berno, per una superficie di circa 150 mq “interessati alla realizzazione della galleria scolmatrice del torrente Bisagno a servizio dei torrenti Ferreggiano, Noce e Rovare”. “Questo tratto di strada è assoggettato a servitù di passaggio pedonale e veicolare in favore dei fondi limitrofi, sui quali sorgono alcuni stabili residenziali – si legge negli atti del Tar – I ricorrenti sostengono che non avrebbero dovuto essere destinatari degli atti impugnati, non essendo più titolari degli immobili espropriati cui hanno rinunciato con atto pubblico dell’aprile 2001. In subordine, essi denunciano l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento volto alla dichiarazione di pubblica utilità dell’opera”.

La difesa del Comune aveva sostenuto l’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Il ricorso era stato discusso in udienza nel febbraio 2016 e il Tar della Liguria aveva ritenuto fondata l’eccezione di difetto di giurisdizione. “Come chiarito dalla difesa comunale l’interesse che muove i ricorrenti trae origine da un episodio verificatosi nel 2011, allorché l’esplosione della tombinatura, provocata dalle forti piogge, aveva causato un crollo del suolo stradale, con gravi danni alle cose – spiegava il Tar ricostruendo la vicenda. Aveva fatto seguito l’adozione di un’ordinanza contingibile e urgente per l’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza, non ottemperata dai proprietari dell’area che, in seguito, non hanno neppure provveduto al rimborso dei costi sostenuti per l’esecuzione d’ufficio. Emerge da tale ricostruzione, non contestata dai ricorrenti, come gli stessi siano unicamente interessati a conseguire una pronuncia che consenta eventualmente loro di sottrarsi alle conseguenze pregiudizievoli, in rapporto alla proprietà del mappale poi espropriato”.