Il sogno resta l’autosufficienza, la possibilità di raggiungere il 40 per cento per provare a governare da soli. Da Piazza del Popolo, per la chiusura elettorale del M5s a Roma, gran parte degli attivisti crede nella vittoria alle urne. E non vorrebbe prendere in considerazione altri scenari: “Con quali partiti parlare se il 5 marzo il m5s non avesse i numeri per governare da solo? Con nessuno, o M5s o nulla”, c’è chi ripete. Il coro è quasi unanime: se dialogo sarà, sarà soltanto su singoli temi. Ma il punto resta: con chi? Con il Pd che ha già respinto al mittente l’appello di Di Maio a dare i voti a un governo pentastellato e Forza Italia contraria ad accordi con m5s, il fronte si restringe. “Potremmo dialogare con LeU di Grasso”, c’è chi apre. Altri invece restano contrari ad accordi a sinistra: “Ha sbagliato sul Rosatellum, ora serve un cambiamento”. Altri, sempre a sinistra, guardano a Potere al Popolo, che dovrà però raggiungere prima il 3%.

Ma il nodo che divide gli attivisti è il rapporto con la Lega: “Con Salvini mai”, c’è chi rilancia. E ancora: “Siamo agli antipodi”. Altri invece sarebbero favorevoli: “Potremmo trovare convergenze su Fornero e immigrazione”. Ma il sogno comune resta un governo autonomo. Tutto dipenderà dai numeri del 5 marzo.
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