Intemerata torrenziale contro tutti, pronunciata ai microfoni di 24 Mattino (Radio 24) da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: dai centri sociali al direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, fino ai “giornaloni”, rei di aver confinato in trafiletti la contestazione nei suoi confronti a Livorno. In primis, la presidente di FdI precisa: “Chi preferisco tra Salvini e Berlusconi? Mi è indifferente, non mi interessa. Questa roba qui sta diventando un po’ stucchevole. Io non sono né della Lega né di Forza Italia. Io questa roba di fare la ragazza pon-pon degli altri due partecipanti della coalizione non la voglio fare. Io sono il presidente di un partito politico che è un altro partito rispetto alla Lega e a Forza Italia”. Toni accesi anche sulle contestazioni che l’hanno accolta a Livorno, città in cui, peraltro, nacque il Pci: “In piazza c’era un folto gruppo di questi ubriaconi dei centri sociali. Non mi hanno contestato, ma hanno tentato di aggredirmi con sputi, lanci di bottiglie, calci alla macchina. Non parliamo poi degli insulti. Siamo illesi perché c’erano le forze dell’ordine che hanno respinto una carica. Insomma, un’aggressione. Ma non si può dire” – continua – “perché l’aggredito è di destra, altrimenti avremmo avuto i caschi blu dell’Onu. Ho letto poi i trafiletti dei ‘giornaloni’ che parlano di contestazione. Quelli sono centri sociali, hanno un nome e cognome, tutti sanno dove stanno e tutti sanno chi sono. E’ gente che ormai da decenni si permette di decidere chi può o non può parlare”. E aggiunge: “Questa è una campagna elettorale in cui c’è un gioco abbastanza preoccupante. A Pontedera il sindaco del Pd con una ordinanza non ci ha concesso il suolo pubblico per distribuire i volantini, perché secondo lui vogliamo ricostituire il partito fascista“. Poi spiega: “I Comuni hanno cominciato ad approvare varie mozioni, su indicazione dell’Anpi, e quindi, per fare una normale attività politica, devi firmare una serie di cose scritte arbitrariamente da questi. Ti chiedono delle robe, come, ad esempio, se sei omofoba o razzista. Io rispetto la Costituzione italiana. Non è il sindaco che mi deve dire chi sono per fare un banchetto. Diventa così uno strumento per provare a imbavagliare gli avversari. Vi risulta che io stia ricostituendo il partito fascista? Perché io qualche lezione di democrazia la do pure al Pd. Questi stanno facendo tutto questo per costruire un mostro e io non lo tollero, non lo sopporto e non lo consento”. E rincara: “Se ritengono che io sia fuori legge, mi mandino la forza pubblica. Signori, abbiamo un problema. E a casa mia quello è un abuso d’ufficio. Siamo al delirio”. Finale attacco al direttore del Museo Egizio, Christian Greco: “Quella del direttore, osannatissimo tanto da avergli telefonato Renzi, per me è una iniziativa cretina, perché fa sconti su base etnica. Il direttore del Museo Egizio guadagna 120mila euro l’anno e non sa manco che gli antichi Egizi non erano arabi. Ma Renzi chiama lui, mica telefona al povero brigadiere, che è stato preso a calci dai centri sociali a Piacenza e che prende 1200 euro al mese”

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