Caro Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti,

molti conoscono il mio pensiero, quanto più lontano si possa immaginare dal berlusconismo, eppure eccomi qui a battermi insieme ad Achille Saletti per chiedere la sospensione della pena di Marcello Dell’Utri. La Procura Generale di Caltanissetta si è pronunciata a favore dell’ex senatore di Forza Italia, detenuto per scontare una condanna definitiva a sette anni per concorso in associazione mafiosa.

Non entro nel merito della condanna (colpevole o innocente) ma, carte alla mano, quest’uomo ha già scontato oltre metà della pena e per gravi motivi di salute può chiedere la sospensione (a prescindere dalla buona condotta e dall’accesso ai benefici della legge). Provvedimenti, tra l’altro, già applicati in passato per Adriano Sofri. Achille, criminologo, dal 1999 presidente del gruppo Saman, dirige comunità finalizzate alla cura di dipendenze, si occupa dei diritti dei carcerati, di associazionismo e di impresa sociale. In una parola sola, vorrebbe un carcere più umano. Più giusto.

Ad Achille e alla sottoscritta una fonte autorevole (che non possiamo citare) ci informa che proprio dentro Forza Italia (il partito fondato da Dell’Utri) ci sarebbe qualche gola profonda che insinuerebbe che le perizie mediche sarebbero false e che avrebbe soltato dei calcoli alla cistifellea A noi verrebbe da pensare che a “qualcuno” di Forza Italia convenga di più che l’ex senatore rimanga in carcere. Anziché uscire e togliersi qualche macigno dalle scarpe. Un’intera montagna, diremmo. Che rimanga lì, come capro espiatorio. Che paghi lui per tutti.

Io ne conosco uno, si chiama Sergio Cusani, con dignità (troppa) ha scontato fino all’ultimo giorno, quattro anni e mezzo di carcere (troppi). Quante perizie sono state fatte fin ora a Dell’Utri? L’ultima risale a un paio di settimane e parla di “condizioni di salute assolutamente non compatibili con il regime carcerario”. Ha un tumore alla prostata e necessita urgentemente cure fuori dal carcere. Ecco, io proporrei di fargliene fare un’altra da un medico specializzato scelto da qualcuno al di sopra delle parti.

Io e Achille, intanto, chiediamo che ritorni a casa e si faccia curare al meglio. Ritrovi un po’ d’affetti, basterebbe solo quello per farlo “rinascere”. Perché non dimentichiamolo, è anche la famiglia a scontare la stessa pena. E per loro è ancora più dura. In fondo, il Natale è il miracolo della rinascita.

Il carcere migliora le persone, le mette davanti a uno specchio, fa cadere ogni “maschera” sociale. Dell’Ultri in carcere si è comportato da gentiluomo del sud e anche di questo bisogna tener conto. Non ha fatto domanda di grazia, ma domanda di giustizia. A chi si trova dietro le sbarre, colpevole, innocente o in attesa di giudizio, buon Natale dal profondo…
Da me e da Achille